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Ultimo aggiornamento: 15:53

Il Governo Meloni tiene la porta aperta anche agli usi militari del nucleare. Accade anche questo nei giorni in cui, nelle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera, si accelera sulla discussione dei circa 500 emendamenti al disegno di legge delega al Governo sull’energia dell’atomo (Leggi l’approfondimento). E se in queste ore il ministro degli Esteri, Antonio Tajani dichiara che “bisogna continuare a lavorare perché l’Iran non costruisca l’arma nucleare”, il giorno prima – in commissione Ambiente – la destra ha bocciato l’emendamento che chiedeva di limitare l’uso del nucleare ai soli scopi civili nella ricerca e nella produzione di energia. Una modifica proposta da Alleanza Verdi e Sinistra e firmata dai deputati Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e Francesca Ghirra. “È una bocciatura gravissima, perché dimostra che il governo Meloni vuole tenersi aperta la porta anche agli usi militari. A questo punto la premier deve spiegare quali siano le sue reali intenzioni” commenta Bonelli.

Il ddl è stato presentato il 17 ottobre 2025. Con i suoi quattro articoli, conferisce al governo la delega, da esercitare entro un anno, per disciplinare “la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile”. La delega dovrà prevedere un programma nazionale, la disciplina della disattivazione e dello smantellamento delle installazioni nucleari esistenti sul territorio nazionale, la disciplina della ricerca, dello sviluppo e dell’utilizzo dell’energia da fusione, e modalità di promozione delle attività di ricerca e sviluppo nel settore della fissione. Il ddl prevede per l’attuazione degli investimenti previsti dalla delega, 20 milioni di euro per ciascun degli anni 2027, 2028 e 2029, a valere sulle risorse del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese assegnate al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Durante la quarta riunione sul fascicolo degli emendamenti, con i voti che procedevano spediti, sono stati ulteriormente contingentati i tempi, già ridotti nella seduta del 13 maggio, da 5 minuti a 3 minuti per ciascun gruppo, più un minuto a titolo personale. È stato poi applicato una sorta di ‘canguro’, respingendo in blocco un centinaio di emendamenti del M5s sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Posto in votazione il solo ‘principio comune’, individuato nella disciplina sulla realizzazione del deposito. E con sedute fiume, l’obiettivo è chiudere i voti entro il 19 maggio, per poi andare in Aula il 26 maggio.