È in isolamento, ha chiesto di fumare e di avere alcuni libri tra cui una Bibbia, di poter incontrare un sacerdote. Quando il suo avvocato, Fausto Giannelli, gli ha domandato di quello che ha fatto sabato 16 maggio, ha risposto: "Sono uscito perché quel giorno pensavo di morire. Non volevo fare del male a nessuno".

Salim El Koudri ha investito con l'auto e ferito in centro a Modena sette persone, quattro ancora gravi in Rianimazione. Poi ha accoltellato chi ha tentato di immobilizzarlo. Da sabato sera è in carcere, domani ci sarà la convalida del fermo per strage e lesioni aggravate. Hai saputo, gli ha chiesto sempre l'avvocato, che una donna ha perso le gambe? "Che cosa tremenda", ha detto. Come se stesse realizzando per la prima volta la cosa, come se "stesse parlando di un'altra persona", ha detto ancora il legale.

Non si scioglie il mistero del 31enne di Ravarino, famiglia originaria del Marocco, cittadino italiano dal 2009, quando aveva 14 anni. E non si trova spiegazione alle ragioni che lo hanno spinto ad un'azione che ha fatto pensare ad un attentato terroristico, ma che sembra sempre più legata ad un tema di disagio mentale.

"Chiederò che il mio assistito venga visitato da un medico - ha spiegato l'avvocato Giannelli - e poi la perizia psichiatrica, è la cosa più urgente". Il giovane "non si è reso conto dell'accaduto, sembra in una situazione di confusione mentale, non sembra lucido. Apatico in certi momenti, sorpreso quando si ricorda quello che è capitato. Assolutamente inconsapevole". El Koudri è stato in cura al centro di salute mentale di Castelfranco Emilia tra il 2022 e il 2024. "Si sentiva perseguitato", ha spiegato l'avvocato.