L'avvocato che assiste il 31enne che ha travolto la folla lo scorso sabato a Modena ha intenzione di chiedere una perizia psichiatrica. Il racconto vago e confuso di Salim El Koudri in carcere
Il difensore di Salim El Koudri, l’avvocato Fausto Gianelli, è pronto a depositare la richiesta di una perizia psichiatrica per il 31enne che sabato pomeriggio ha travolto con la sua auto i passanti che camminavano in pieno centro a Modena, per poi tentare di accoltellare chi ha provato a fermarlo. Il legale, che lo ha incontrato in cella, ha descritto una persona «non lucida, che risponde a monosillabi, che muove la testa per dire sì o no, ma che non sa spiegare il perché del gesto, né ricostruire quanto accaduto». Un dialogo praticamente impossibile, secondo il racconto del difensore.
L’unica dichiarazione comprensibile che Gianelli è riuscito a raccogliere riguarda i momenti precedenti all’azione lungo via Emilia. «Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno morivo», ha confidato El Koudri al legale. Una frase pronunciata quasi a fatica, spiega Gianelli, in mezzo a risposte secche e gesti del capo. Il 31enne ha poi aggiunto che quel sabato 16 maggio, una volta uscito di casa con in testa l’idea anche di non tornare vivo, ha poi aggiunto: «Non volevo fare male a nessuno». Il racconto di quanto successo al momento sarebbe vago e confuso, spiega l’avvocato che ha cercato di stimolare i ricordi del 31enne. «Andavo più forte che potevo», ha aggiunto il 31enne. Quando gli è stato poi detto delle condizioni dei feriti di Modena, El Koudri avrebbe risposto: «Che cosa tremenda».










