L’ex primo ministro britannico Tony Blair oggi ha 73 anni. Ne sono passati 23 da quando, 50enne, si rese complice degli Stati Uniti nell’invasione dell’Iraq motivata con le inesistenti armi di distruzione di massa che sarebbero state in possesso del regime di Saddam Hussein. Quel conflitto è stata la principale causa della crisi politica, economica, sociale e securitaria del Paese e di tutto il Medio Oriente. Ma dopo una prima fase di apparente pentimento, ancora oggi l’ex primo ministro dei Labour ne rivendica la paternità, come racconta nel documentario di The Tony Blair Story di Channel 4. Rimane convinto del diritto del blocco atlantico di intervenire nella vita e nella politica del resto del mondo. E lo ha detto di nuovo. Intervistato da Repubblica, il senior advisor di Antenna Group, che ha recentemente acquisito proprio il Gruppo GEDI di cui fa parte anche il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, ha parlato della politica occidentale in Medio Oriente, da Gaza all’Iran, fino ai rapporti coi Paesi del Golfo. E sul conflitto scatenato da Usa e Israele contro la Repubblica islamica ha commentato: “Dobbiamo vedere come andrà a finire. Possono esserci opinioni diverse su ciò che hanno fatto gli Stati Uniti, ma alla fine, il punto centrale, ossia che l’Iran non debba avere un’arma nucleare, è corretto. Poi si può discutere di come arrivare al risultato. E perché questa guerra finisca deve essere chiaro che il tema del nucleare va affrontato e che lo Stretto di Hormuz deve essere aperto e non soggetto a restrizioni”.
Blair benedice la guerra all'Iran e difende Israele su Gaza
Tony Blair giustifica l'attacco all'Iran e scarica su Hamas la responsabilità delle vittime a Gaza. Le sue dichiarazioni.







