Ha scatenato polemiche e suscitato timori nel Regno Unito l'attività di consulenza che l'ex premier laburista Tony Blair sta portando avanti con l'amministrazione Trump per elaborare un piano per il dopoguerra nella Striscia di Gaza, che prevederebbe la trasformazione del territorio devastato dal conflitto in corso in hub commerciale per un rilancio economico e meta turistica: qualcosa che per molti versi ricorda la criticatissima idea della "Riviera del Medio Oriente" evocata dal presidente Usa nei mesi scorsi.

Sui media britannici sono emerse alcune indiscrezioni relative al progetto dopo l'incontro avvenuto ieri alla Casa Bianca tra lo stesso Blair, il presidente americano e il suo genero ed ex consigliere Jared Kushner oltre al segretario di Stato Marco Rubio e all'inviato speciale Steve Witkoff.

L'ex premier, in passato anche inviato del Quartetto europeo per il Medio Oriente, sta lavorando da mesi al dossier, nonostante il suo Tony Blair Institute avesse minimizzato il coinvolgimento nel piano post-bellico. Portato avanti mentre infuria il conflitto a Gaza, con la carestia fra la popolazione palestinese causata dal blocco degli aiuti da parte di Israele e le operazioni militari di occupazione dell'Idf. L'istituto di Blair ha dichiarato di aver "parlato con molti gruppi e organizzazioni" in merito ai piani per il dopoguerra ma l'iniziativa è al momento tutta occidentale, talvolta col coinvolgimento di figure legate allo Stato ebraico, e senza una partecipazione di esponenti palestinesi. È stato anche detto che non è stata mai discussa la tanto temuta opzione di un "trasferimento", una rimozione forzata di fatto, dei gazawi dalla Striscia.