È stato un’icona della sinistra globale, e ora dà consigli a Donald Trump. Negli anni Novanta, Tony Blair era il simbolo della Cool Britannia, un primo ministro, giovane e progressista, che, dopo 11 anni di governo conservatore, aveva traghettato il Regno Unito nell’era della globalizzazione, della rinascita della cultura pop e, non ultimo, della pace in Irlanda del Nord, con gli accordi del 1998. Certo, la sua reputazione si era quanto meno incrinata con la partecipazione alla guerra in Iraq, insieme agli americani, nel 2003, una scelta impopolare. Eppure il capitolo più recente della sua vita ha sorpreso, in negativo, molti: l’ex premier britannico sta fornendo agli americani una consulenza per la gestione del «day after» a Gaza. E, almeno stando a quanto dichiarato finora da Trump, il piano potrebbe prevedere un trasferimento della popolazione civile.
L'ultimo scivolone di Tony Blair: un progetto per trasformare la Striscia nella «Gaza Riviera» (insieme a Donald Trump)
L’istituto dell’ex premier fa consulenze. Anche sul futuro della Striscia














