La geopolitica non smette di dipendere dallo spazio, ma oggi si intreccia sempre di più con un’altra variabile decisiva, il tempo. L’intelligenza artificiale accelera la trasformazione del potere perché non si limita a elaborare dati, ma contribuisce a organizzare informazione, cognizione e decisione. In questo scenario, la superiorità strategica tende a nascere dall’integrazione tra controllo del territorio, infrastrutture cognitive e rapidità d’azione. La riflessione del generale Pasquale Preziosa
Per secoli il potere geopolitico è stato interpretato attraverso il controllo dello spazio. Imperi, rotte marittime, profondità strategica, accesso alle risorse e posizionamento geografico hanno costituito le principali variabili della competizione internazionale. La riflessione classica di Halford Mackinder, fondata sul rapporto tra territorio e potenza, così come le successive elaborazioni di Nicholas Spykman o Alfred Thayer Mahan, presupponevano che la superiorità strategica derivasse in larga misura dalla capacità di controllare lo spazio fisico. Questa impostazione resta ancora valida. L’interesse strategico degli Stati Uniti verso la Groenlandia, la crescente rilevanza dell’Artico, la competizione nel Mar Cinese Meridionale, il valore geopolitico dello Stretto di Hormuz, dei corridoi logistici e delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, dimostrano che la geografia continua a rappresentare una componente essenziale della potenza.








