"L'Intelligenza artificiale, nuova infrastruttura del potere, è divenuta il terreno primario di competizione geopolitica, con una corsa all'indipendenza e alla supremazia tecnologica che riflette una nuova idea di sovranità". Lo ha detto il presidente del Garante per la Privacy Pasquale Stanzione alla presentazione della Relazione annuale al Parlamento. Ha inoltre sottolineato come l'uso degli algoritmi si sia intensificato in guerra, dall'Ucraina all'Iran, ridefinendo "quella deterrenza su cui per decenni si era fondato l'equilibrio geostrategico, in una sorta di nuova guerra fredda".
"Nel drammatico moltiplicarsi dei fronti di guerra l'IA assume un ruolo anche geostrategico sempre più centrale - ha osservato Stanzione -. Da un lato, la progressiva estensione della guerra (appunto cognitiva) nel quinto dominio operativo pone le democrazie in svantaggio rispetto alle autocrazie, dovendo salvaguardare - per non tradire se stesse - istanze pluraliste, non consentendo la manipolazione algoritmica dell'informazione". "Dall'altro lato - ha continuato il presidente del Garante per la privacy - se l'uso degli algoritmi si è progressivamente intensificato nel passaggio tra la guerra in Ucraina e il conflitto mediorientale l'attacco israelo-statunitense Epic Fury all'Iran ha rappresentato la prima guerra 'AI First' in cui l'IA ha assunto una priorità non solo cronologica nelle azioni belliche, spostando sempre più la conflittualità nel quinto dominio operativo.







