L’epidemia di obesità sta cambiando volto, delineando – una volta di più – un pianeta a due velocità. Un esteso studio epidemiologico, realizzato da una collaborazione internazionale a cui partecipa l’Università di Padova e basato su 40 anni di dati di oltre 232 milioni di persone di 200 paesi, rivela infatti che nelle nazioni ad alto reddito (come l'Italia), il problema mostra i primi segnali di un’inversione di tendenza, mentre nelle nazioni a basso e medio reddito di Africa, Asia e America Latina, l’incidenza annuale dei problemi di peso ha subito un'accelerazione, superando i dati storici del mondo industrializzato. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ridefinisce quindi le priorità delle politiche sanitarie globali e offre nuovi elementi per comprendere l'impatto dei fattori socio-economici sul metabolismo della popolazione.

I nuovi dati

La ricerca rappresenta una delle analisi più ampie mai condotte nel campo della salute pubblica, e ha preso in esame 4.050 studi di popolazione per monitorare l'evoluzione di altezza e peso della popolazione globale nel corso di oltre quattro decenni. I dati indicano che nei paesi industrializzati, come Italia, Francia, Portogallo (i primi in cui sono emersi i segnali di un cambio di rotta), ma anche Stati Uniti e Giappone, l’obesità infantile e adolescenziale ha iniziato a rallentare o a stabilizzarsi già a partire dagli anni 2000.