Roma, 14 mag. (askanews) – L’obesità in età giovanile è una vera emergenza sanitaria che ipoteca il futuro delle nuove generazioni. Se infatti l’obesità colpisce prima dei trent’anni d’età, il corpo inizia un countdown precoce che aumenta del 70% il rischio di decesso prematuro. Il dato, emerso da una vastissima ricerca dell’Università di Lund e pubblicato su eClinicalMedicine* (gruppo The Lancet), è stato rilanciato dalla Società Italiana dell’Obesità (SIO) in occasione dell’European Congress on Obesity (ECO2026) a Istanbul dal 12 al 15 maggio. L’evento è l’occasione per la SIO di promuovere il progetto SIO-STEP, iniziativa che si propone di sensibilizzare ed educare le giovani generazioni nelle scuole, coinvolgendo insegnanti e famiglie.
“La ricerca scandinava ha monitorato decenni di dati clinici, riguardanti oltre 600mila persone, evidenziando come l’eccesso ponderale in età giovanile non sia una condizione transitoria, ma un precursore di patologie croniche devastanti – spiega Silvio Buscemi, presidente SIO e professore ordinario di Nutrizione Clinica all’Università di Palermo -. Il grasso viscerale accumulato precocemente altera il metabolismo e il sistema cardiovascolare in modo profondo, innescando precocemente diabete di tipo 2 e ipertensione. La soglia dei 30 anni emerge come un ‘punto di non ritorno’ biologico: intervenire prima di questa età è l’unica strategia per evitare che un’intera generazione veda drasticamente ridotta la propria aspettativa di vita”.








