Igenitori di Ben Lerner sono due psicoanalisti estremamente apprezzati per le ricerche che hanno condotto sulle dinamiche psicologiche all’interno della famiglia, e i testi della madre Harriett sono diventati un punto di riferimento imprescindibile nell’universo femminista, con titoli espliciti come The Dance of Anger, Marriage Rules e Why won’t you apologize. Lo scrittore, che ha compiuto a febbraio 47 anni, si è dunque formato in un ambiente colto, caratterizzato dalla lezione costante dell’introspezione e dall’esigenza di confronto con realtà diverse. Originario di Topeka, nel Kansas, Lerner ha vissuto nella città natale sino al liceo prima di laurearsi in Teoria politica alla Brown University, seguendo parallelamente i corsi della poetessa C.D. Wright. Grazie a una borsa di studio della Fullbright ha vissuto quindi in Spagna, e queste esperienze sono diventate l’ossatura di un percorso esistenziale che si fonde con quello letterario, e che segue la stessa strada narrativa di Thomas Pynchon, Don DeLillo e soprattutto David Foster Wallace, come è evidente nel suo libro più recente, Transcription. Accolto ovunque da eccellenti recensioni, il romanzo è un’ennesima prova di un eclettismo che non prescinde mai da un disagio esistenziale, presente già nei libri precedenti che hanno alternato la narrativa (Un uomo di passaggio, Nel mondo a venire, Topeka School), la poesia (Le figure di Lichtenberg, Angolo di Imbardata IV, Mean Free Path, Le luci) e la saggistica, campo nel quale ha pubblicato un testo dal titolo provocatorio ed emblematico: Odiare la poesia.E’ un uomo cortese che non disdegna l’ironia e soppesa le parole senza lasciare nulla al caso, e quando gli chiedo qual è il suo primo ricordo rimane un attimo in silenzio prima di rispondermi: “E’ la sensazione di tirarmi su aggrappandomi alle sbarre della mia culla e poi rimanere in piedi da solo. Ma è un ricordo falso”.Che ruolo ha la sua famiglia nelle sue scelte professionali e nella sua scrittura?In questo momento la paternità e la scrittura rappresentano i due progetti più grandi della mia vita. Mi trovo spesso in uno stato di tensione: voglio proteggere la dimensione selvaggia della scrittura, ma anche proteggere i miei figli da ciò che scrivo. Questa tensione si è spostata nei miei stessi libri – ad esempio, nel mio ultimo romanzo c’è un uomo che è un grande artista ma un padre terribile. Per quanto mi riguarda non pretendo di essere un grande artista, e sono abbastanza certo di non essere un padre terribile.Che importanza ha la scrittura nella sua vita?Dal momento che prima mi hai chiesto dell’infanzia: ricordo che da bambino, ogni volta che i miei genitori mi chiedevano dei miei sogni, c’era un momento in cui mi rendevo conto che non stavo più ricordando, ma piuttosto inventavo il sogno che sembrava dissolversi nel momento in cui lo raccontavo. Non si trattava semplicemente di mentire, ma di estendere il sogno e tenerlo in vita quando ero sveglio. Quando scrivo qualcosa che è vivo, sento simultaneamente come se stessi ricordando e inventando.Segue una routine quando scrive?Direi proprio di no. Spesso per scrivere devo ingannare me stesso, facendo finta di non aver ancora iniziato a lavorare.Quali sono stati i libri più importanti nella sua formazione culturale?I primi romanzi che ho amato sono stati quelli di Sherlock Holmes, ero affascinato dal suo terrore della noia. Aggiungo una selezione di testi casuale e incoerente: César Vallejo, John Ashbery, Virginia Woolf, Robert Walser, John Berger.Sto chiedendo a tutti i suoi colleghi chi ritengono che sia il più grande eroe dimenticato della letteratura: qual è la sua risposta?Non lo so, forse chiunque abbia scritto “O, Westron Wind”.C’è qualche libro che ha amato e ora non ama più? Sì, e proprio perché li ho amati ora non li nomino.Un’altra domanda che sto facendo a tutti è citarmi uno scrittore che ammira, ma del quale non apprezza affatto le idee.Malaparte? Pound? Céline? Gran parte del modernismo sperimentale era politicamente reazionario. Ma questi sono solo gli esempi più ovvi – io non credo che ammirare un libro significhi ammirare anche le idee dell’autore.Lei ha iniziato come poeta: in che modo ciò ha influenzato la sua scrittura da romanziere?Penso più all’andamento che alla trama. Più che alla distinzione tra finzione e saggistica penso alle forze che si sprigionano nell’atto della lettura.Il suo romanzo più recente, Transcription, sta ricevendo ottime recensioni: ci può raccontare da dove nasce l’idea originaria?Ho iniziato a interessarmi a ciò che il romanzo potrebbe essere in grado di registrare e che i nostri mezzi non riescono a fare. Sono molto affascinato dal fatto che molte delle voci che amo siano in realtà finzioni – ricostruzioni sulle quali è stato fatto un grande lavoro di editing. Sono rimasto affascinato dalla prospettiva di scrivere un libro non solo sui mezzi tecnologici – telefoni, radio, cinema, ecc. – ma su come ognuno di noi sia un medium, e che non ci limitiamo a parlare alle persone, ma attraverso di esse. Queste sono elucubrazioni forse non del tutto originali per un romanzo, ma spero che quanto ho realizzato sia interessante.Il personaggio di Thomas è modellato su qualcuno in particolare?E’ misto di realtà e finzione, ma la sua splendida voce – la combinazione di poesia ed erudizione – è modellata sul grande Alexander Kluge.Definirebbe Transcription autofiction? C’è qualche autore che ammira particolarmente in questo genere?Non sono mai stato molto interessato alla categoria “autofiction” perché riguarda solo il contenuto – non dice nulla su come la forma di un’opera trasfiguri quel contenuto. Proust ha scritto in qualche modo una autofiction, e non esiste scrittore che ammiri maggiormente.Ritiene che la scrittura rappresenti un atto politico?Credo che la scrittura sia un esperimento nell’immaginare altri mondi e altri scale di valori rispetto a quelli che abbiamo. Questo, tuttavia, non significa che io creda che la scrittura abbia effetti politici prevedibili o affidabili.La quota di mercato dei libri non in inglese in America è circa il 4 per cento: qual è il suo commento?E’ un fatto triste che rende quei libri ancora più preziosi.Come ha visto cambiare l’America dall’inizio dell’Amministrazione Trump?Non ho una risposta brillante e concisa. Viviamo in una condizione politica psicotica – ma è importante ricordare che non è solo colpa di Trump. Il “dibattito” Trump-Biden – in cui ci è stata proposta una competizione tra senilità e psicosi – riassume la bancarotta della nostra classe politica.Un’altra domanda che ho fatto ai suoi colleghi è se Donald Trump rappresenti un’eccezione nella storia americana o una conseguenza inevitabile di quello che è la storia e la cultura del paese.E’ entrambe le cose: un ritorno dello showman del XIX secolo e una creatura del nostro ambiente mediatico contemporaneo. Non lo so.C’è qualcosa che le piace o ammira in Trump e che i suoi avversari dovrebbero imitare?Non userei i termini “piacere” o “ammirare”, ma penso sia importante capire che quando Trump parla – soprattutto quando mente – dice la verità sul vuoto del linguaggio politico americano. Non credo sia possibile pensare a Trump senza pensare anche ai Democratici che hanno contribuito a creare le condizioni della sua ascesa.Ho riflettuto con i suoi colleghi se Trump rappresenti, tra molti altri fattori, una reazione agli eccessi della cultura woke e del politicamente corretto: lei è d’accordo?Penso che parte della sua capacità di attrazione sia la continua messa in scena dell’assenza di vergogna – e nella misura in cui una larga parte della popolazione americana si è sentita umiliata dalla retorica moralista dell’élite democratica, la mia risposta è forse sì. Ma non sono sempre sicuro di cosa intendiamo quando parliamo di “cultura woke”.La sinistra è stata accusata di essere diventata sempre più elitaria: è d’accordo?Elitaria e ipocrita. Cosa è più onesto, sostenere la distruzione di Gaza fingendo di versare lacrime (Biden & co) o sostenere il massacro senza fingere scrupoli morali (Trump & co)? Queste non possono essere le nostre scelte. Ma i Democratici mainstream non sono una vera “sinistra” – così come è improprio chiamare “conservatorismo” il radicalismo e il nichilismo dei trumpiani.Durante la campagna del 2016 Hillary Clinton fece l’errore politico di definire i sostenitori di Trump “persone deplorevoli”. Lei come parlerebbe con queste persone? Come cercherebbe di capirle?Ancora una volta non è l’unica questione, ma penso che dobbiamo partire dal renderci conto del disgusto e della rabbia contro l’establishment democratico – contro l’intera classe politica. Il disgusto verso le dinastie Bush-Clinton era bipartisan. Può essere il terreno comune negativo da cui può emergere una politica populista positiva – e quasi è emersa con Sanders.C’è un personaggio del passato che paragonerebbe a Trump?Per un po’ ho pensato a Berlusconi, poi ho cominciato a sperarlo, perché Trump è qualcosa di decisamente più inquietante.Qual è il ruolo dell’artista e dell’intellettuale in questa situazione politica?Non lo so, perché da un lato l’artista deve confrontarsi con il presente e dall’altro deve rifiutarsi di cedere completamente allo scandalo perpetuo del ciclo di notizie 24 ore su 24.Qual è la sua opinione su Zohran Mamdani? Le piacciono i suoi programmi e cosa significa per questo paese avere un sindaco socialista musulmano a New York?L’elezione di Zohran Mamdani ha mostrato che la realtà non è bloccata e non c’è nulla di definitivo. Ha dimostrato inoltre che Andrew Cuomo non ha potuto comprare l’elezione con la sua macchina politica. E le solite tattiche – islamofobia, accuse di antisemitismo, ecc. – non sono riuscite a fermare Mamdani. Personalmente sto ancora vivendo un momento di profonda soddisfazione, e celebro il fatto che la sua elezione sia stata possibile. Non pretendo di sapere cosa accadrà durante la sua amministrazione.Lei ha parlato di “solite tattiche”, ma non crede che ci sia nulla che possa farlo sconfinare nell’antisemitismo?Personalmente non l’ho mai sentito affermare nulla di antisemita.Ritiene che New York rappresenti un’eccezione in America, o piuttosto un’anticipazione di ciò che il paese può diventare?Penso che sia un’eccezione, ma penso anche che l’elezione di Mamdani mostri che – proprio perché Trump ha cambiato tutte le regole – non dovremmo disperare rispetto alle sorprese progressiste.New York è ancora la capitale del mondo?Sono molto provinciale. Non sono mai stato in Cina, in India – non mi sento la persona giusta per rispondere.Come giudica i recenti attacchi di Trump al Papa? Sono parte di una strategia? Un volgare errore strategico?La domanda è cosa costituisca un “errore” quando ciò che alimenta il tuo sostegno è in parte uno spettacolo di disinibizione. E quando uno scandalo – un attacco al Papa – serve a mascherarne un altro. Parte di ciò che Trump ha mostrato è che se produci abbastanza scandali, questi generano stordimento e non indignazione sostenibile.Come giudica i post in cui è raffigurato come Papa o Gesù?La conferma di quello che ho appena detto.Come commenta la foto dello staff della Casa Bianca che prega con Trump.Sono immagini che mi lasciano indifferente.Qual è il suo rapporto con la religione? Crede in Dio?Sono agnostico. Tuttavia per me la scrittura è legata all’idea che si possano raccogliere messaggi dai morti e trasmetterli al futuro. Scrivere – indipendentemente dal contenuto – implica per me un elemento religioso.