Siamo troppo spesso ammaliati da sirene che - come nel mito - incantano con il loro canto e con il loro aspetto, ma in verità lo fanno solo per divorare gli altri facendoli schiantare
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Ci sono porte che non solo fanno entrare in un luogo, ma anche fanno entrare nella propria identità. Ad esempio, quando si suona il citofono di un'abitazione o di un ufficio ci si presenta con il proprio nome, quando invece il citofono è quello di casa, la risposta spontanea è «sono io!». Quella porta mi consegna la coscienza di me stesso. Anche la porta del confessionale è un po' così: più che entrare in uno spazio, si entra dentro se stessi. Due luoghi, comunque, altamente e densamente sacri. Poco tempo fa, una persona che ben conosco, me lo ha dimostrato, dicendomi: «Mi sento un po' sirena e un po' balena. Il mio peccato è essere spesso sirena. Vivo relazioni tossiche, come va di moda dire. Il problema è che questo pericolo è facile rintracciarlo sempre negli altri, senza riuscire a rendersi conto che invece riguarda se stessi. È più comodo dare la colpa agli altri che fare l'esame di coscienza a se stessi». «Cioè?», gli chiedo. Ha tolto di tasca il cellulare, ha cercato e mi ha letto questa storia. All'ingresso di una palestra una pubblicità diceva: «Quest'estate vuoi essere una sirena o una balena?». Una signora di mezza età, le cui caratteristiche fisiche non corrispondevano a quelle della silhouette raffigurata, ha risposto pubblicamente sui social del centro fitness: «A chi di competenza. Vorrei ricordare innanzitutto che le balene sono sempre circondate da amici, pesci e uomini. Hanno una vita sessuale attiva e hanno adorabili cuccioli. Si divertono a mangiare, a giocare e a saltare. Visitano luoghi meravigliosi. Producono musica rilassante






