Un colpo di pistola esploso nella notte in piazza Mercato ricorda che è ancora lunga la strada per disarmare i ragazzi di Napoli. A poche ore dalla marcia contro la violenza promossa da Libera che aveva visto sfilare oltre mille persone, in prima fila il cardinale don Mimmo Battaglia, un quindicenne è arrivato all’ospedale Pellegrini con la gamba destra sanguinante. «Volevano rapinarmi lo scooter e mi hanno sparato», ha sostenuto. Ma è una versione che non convince: la vittima non ha saputo indicare la targa, né il modello del motorino che gli sarebbe stato rapinato, solo il colore grigio. Non ha aggiunto altro il coetaneo che lo aveva accompagnato in ospedale in sella a un altro ciclomotore con targa polacca. Il ferito guarirà in una decina di giorni. Dovrà essere operato per l’estrazione del proiettile.
Indaga la polizia, il caso è all’attenzione della Procura per i minorenni, ma ci lavora anche la pm del pool anticamorra Alessandra Converso, che indaga sui clan del Mercato: il contesto lascia intravedere dinamiche molto diverse dalla rapina finita nel sangue. Il giovane non ha precedenti penali, solo una guida senza patente. Un paio d’anni fa rimase ferito da una coltellata in piazza Municipio e sarebbe imparentato con un presunto esponente della criminalità locale. Tutto intorno alle tre della notte tra sabato e ieri, non lontano da dove, a ottobre 2004, un altro quindicenne, Emanuele Tufano, fu ucciso nel corso di una drammatica sparatoria tra due bande di ragazzini. Un testimone ha confermato di aver sentito colpi d’arma da fuoco nei pressi di un bar. Si cercano indizi nei filmati della videosorveglianza. Il prefetto Michele di Bari ha inserito l’episodio all’ordine del giorno del prossimo vertice per la sicurezza. Sarà potenziato il dispositivo in una zona già presidiata dall’esercito.








