Uno studio della Cgia di Mestre rivela la crisi delle piccole e medie imprese in Basilicata: Matera 66esima, Potenza 93esima
La crisi delle piccole e medie imprese letta attraverso la lente della manodopera mancante. Di sicuro una prospettiva diversa attraverso la quale analizzare un deficit sempre più marcato che, forse, è spiegabile (almeno in parte) con l’evoluzione dei lavoratori più che del mercato del lavoro. Fatto sta che, in un contesto che mostra ancora criticità occupazionale, lo studio della Cgia di Mestre sui colloqui di lavoro andati a vuoto, tanto in Basilicata quanto nelle altre regioni italiane, potrebbe apparire quantomeno un paradosso. Eppure, dati e grafici alla mano, per le Pmi risulta sempre più difficile reperire personale qualificato, in un trend che, negli ultimi anni, è di fatto proseguito senza freno.
Segno evidente di una problematica strutturale che rischia, alla lunga, di pesare non poco sulla stabilità delle aziende. La Basilicata, nella sua difficoltà demografica, rappresenta un esempio calzante: nel 2025, su 48.770 entrate previste, sono stati ben 13.828 i colloqui senza candidati, per un’incidenza del 28,4%, la seconda percentuale più elevata del Mezzogiorno dopo la Calabria (28,7). Territorio lucano che ha incontrato i gap peggiori in settori quali l’edilizia, la lavorazione del legno e, soprattutto, quello dei servizi per il turismo. A livello provinciale va peggio a Matera (66esima nella graduatoria dei colloqui “bucati”), con 25.410 entrate previste e 7.751 (30,5%) candidati mancanti, mentre Potenza, 93esima su 105 province, sconta “appena” un 26,0%, a fronte di 6.077 colloqui a vuoto su 23.360 posti previsti.









