L’episodio di Modena si colloca dentro una categoria di violenza contemporanea molto difficile da interpretare, perché si muove in una zona grigia dove possono intrecciarsi disagio psichiatrico, radicalizzazione individuale, pulsioni autodistruttive e imitazione di modelli terroristici ormai sedimentati nell’immaginario collettivo europeo. L'effetto emulazione insomma.
La prima distinzione fondamentale riguarda il piano giuridico e quello psicologico. Non ogni gesto estremo compiuto da una persona con disturbi mentali è terrorismo; allo stesso tempo, la presenza di una patologia non esclude automaticamente una componente ideologica, simbolica o deliberatamente stragista. Negli ultimi dieci anni però gli investigatori europei hanno imparato che queste categorie spesso si sovrappongono.Nel caso di Modena, gli elementi emersi finora sembrano orientare verso un gesto maturato dentro una condizione di grave isolamento psichico e sociale. Salim El Koudri non aveva precedenti, non risultano collegamenti con ambienti jihadisti o estremisti e il profilo descritto dagli inquirenti è quello di una persona progressivamente ritiratasi dalla vita relazionale, già seguita dal Centro di igiene mentale e poi uscita dai percorsi di cura. Questo elemento è centrale: molte azioni violente di massa in Europa sono state precedute da interruzioni terapeutiche, abbandono delle cure, isolamento crescente e deterioramento della percezione della realtà.Il riferimento al disturbo schizoide della personalità è importante ma va trattato con cautela. Nel linguaggio comune c’è spesso confusione tra “schizoide” e “schizofrenico”. Non sono la stessa cosa. Il disturbo schizoide comporta soprattutto distacco emotivo, difficoltà relazionali, chiusura sociale, tendenza all’isolamento e al ripiegamento interiore. Nella maggior parte dei casi non conduce alla violenza. Tuttavia, in soggetti vulnerabili, specie se associato ad altre componenti paranoidi o depressive, può degenerare verso quadri più gravi caratterizzati da ossessioni persecutorie, pensiero distorto, convinzioni deliranti o perdita del contatto con la realtà.Qui emerge uno dei grandi problemi delle società europee contemporanee: la gestione della cronicità psichiatrica fuori dagli ospedali. Dopo le riforme psichiatriche e la progressiva riduzione delle strutture di ricovero, molti pazienti vengono seguiti territorialmente, ma il sistema spesso fatica a monitorare chi interrompe le cure. Il TSO, inoltre, in Italia resta uno strumento eccezionale e molto limitato giuridicamente: non può essere disposto solo perché una persona appare eccentrica o isolata, ma soltanto quando vi sia un rischio concreto e immediato per sé o per gli altri. Il punto più delicato dell’analisi riguarda però la forma dell’attacco. L’uso di un’automobile lanciata contro i pedoni seguito dall’impiego di un coltello non è più percepibile soltanto come gesto individuale spontaneo. Dal 2016 in poi questa modalità è entrata stabilmente nel repertorio simbolico del terrorismo contemporaneo europeo. Nizza, Berlino, Londra, Barcellona hanno creato un modello imitabile: mezzi comuni, bersagli casuali, massima vulnerabilità urbana, impatto psicologico enorme.Questo ha prodotto un effetto molto importante: anche individui non inseriti in reti terroristiche possono interiorizzare quella grammatica della violenza. È ciò che molti criminologi definiscono “terrorismo imitativo” o “violenza mimetica”. In pratica, la persona fragile o disturbata utilizza forme già viste perché sa che possiedono una forza simbolica immediata e seminano panico collettivo.Per questo oggi gli investigatori faticano sempre di più a separare nettamente terrorismo ideologico e violenza psichiatrica. Esistono almeno quattro categorie ibride: terroristi ideologicamente motivati senza patologie rilevanti; soggetti psichiatrici che usano modalità terroristiche senza ideologia; individui radicalizzati con disturbi mentali preesistenti;persone isolate che sviluppano ideologie personali deliranti mescolando politica, religione, complottismo e paranoia.L’Europa degli ultimi dieci anni mostra inoltre una trasformazione strutturale della minaccia. Tra il 2015 e il 2018 prevalevano attentati jihadisti organizzati o ispirati dall’ISIS, spesso rivendicati esplicitamente. Nizza, Berlino, Londra, Barcellona erano inseriti dentro una strategia propagandistica precisa: colpire civili con strumenti semplici e facilmente reperibili.Oggi invece cresce il numero di episodi opachi, difficili da classificare, dove il movente appare frammentato. Gli attacchi di Lipsia, Derby o Modena sembrano appartenere a questa nuova tipologia: azioni individuali, improvvise, compiute da soggetti socialmente isolati, spesso con disturbi mentali o storie personali disgregate. Questo non significa che il terrorismo sia scomparso. Significa piuttosto che la società europea sta entrando in una fase in cui violenza psichica, radicalizzazione online, alienazione urbana e fragilità sociale tendono a convergere.C’è poi un ulteriore elemento culturale. L’automobile è diventata un’arma perfetta per questo tipo di aggressioni perché: è disponibile ovunque; non richiede preparazione sofisticata; permette azioni improvvise; produce grande impatto mediatico; trasforma luoghi quotidiani — mercatini, marciapiedi, passeggiate — in spazi percepiti come vulnerabili. È una forma di violenza che altera profondamente la psicologia collettiva perché colpisce la normalità stessa della vita urbana.Nel caso di Modena, dunque, la domanda “malato psichico o terrorista?” rischia di essere troppo rigida. Più realisticamente ci si trova davanti a una figura contemporanea intermedia: un soggetto fragile, probabilmente destabilizzato sul piano mentale, che ha adottato una modalità d’azione ormai codificata dalla violenza terroristica europea. Ed è proprio questa zona grigia a rendere questi episodi così difficili da prevenire.In Germania, l'ultimo episodio del genere, risale al 5 maggio 2026: Due persone sono morte e molte altre ferite dopo che un'auto si è schiantata contro una folla nella città di Lipsia. L'autore - un cittadino tedesco di 33 anni - è stato arrestato. Sempre in Germania il 23 dicembre di due anni fa, un uomo di 50 anni nato in Arabia Saudita ha ucciso cinque persone scagliando la sua auto sulla folla in un mercatino di Natale di Magdeburgo. In Gran Bretagna, lo scorso 29 marzo un'auto ha colpito e ferito sette persone nel centro di Derby. Il responsabile era un uomo 36 anni originario dell'India ma che vive nel Regno Unito da un certo numero di anni. La lista in Europa è davvero lunga: il 18 agosto 2017 a Cambrils (Spagna) un’auto investe i pedoni sul lungomare. Il bilancio è di 6 persone morte. Il 17 agosto 2017 Barcellona un furgoncino investe la folla sulle Ramblas. Il bilancio: 13 morti e 100 feriti circa. Il 19 giugno 2017 a Parigi un radicalizzato si schianta con la macchina contro un furgone della polizia. Nessun danno a persone. Il 3 giugno 2017 a Londra tre uomini usano un furgone per investire i pedoni, poi scendono e colpiscono i passanti a coltellate: 8 morti e 48 feriti. L’Isis rivendica. Il 22 marzo 2017 sempre a Londra un radicalizzato investe i passanti e poi attacca col coltello: 4 morti e circa 40 feriti. Il 19 dicembre 2016 a Berlino tir si dirige sulla folla in un mercatino di Natale, 12 morti e 56 feriti. L’Isis rivendica. Il 14 luglio 2016 a Nizza un camion guidato da un tunisino travolge la folla lungo la Promenade des Anglais uccidendo 86 persone e ferendone altre 434. L’Isis rivendica l’attacco.











