Più che sospendere il Patto di stabilità, Mario Draghi chiede di riscriverlo. Un messaggio che interpella direttamente il governo italiano e l’Europa, chiamati a superare un modello fondato solo su export e rigore. Per l’Italia la sfida passa da crescita, salari, innovazione ed energia: dossier decisivi per recuperare competitività e peso politico in un continente sempre più fragile. L’analisi di Gianfranco Polillo
Speriamo che Giancarlo Giorgetti voglia o possa, date le posizioni del suo partito, seguire le ultime indicazioni di Mario Draghi. Il problema italiano non è quello di chiedere una sospensione del “Patto di stabilità”, ma una sua profonda revisione.
Sempre che si condivida la diagnosi dell’ex Bce, di cui l’Italia dovrebbe seguire gli insegnamenti sul piano interno. Scelta che offrirebbe all’ex Presidente del consiglio una legittimazione ancora maggiore. Facendolo uscire dalla scomoda posizione di essere un semplice eretico pensatore. Ma fornendogli le necessarie gambe politiche. Non che ne abbia bisogno. Per cui a guadagnarci sarebbe soprattutto l’Italia. Che troverebbe così un ruolo di maggior protagonismo.
Esiste, infatti, un parallelismo tra la crisi europea, di fronte alle grandi trasformazioni degli equilibri internazionali, e le vicende più specifiche italiane che è difficile non vedere.












