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Per poter suonare insieme e risultare gradevoli all’orecchio, gli strumenti musicali devono essere accordati in base a un riferimento comune. È il motivo per cui prima dei concerti nelle orchestre risuona una nota, di solito intonata dall’oboe, su cui tutti i musicisti si accordano: il La. Non uno qualsiasi: è il La dopo il Do centrale sulla tastiera del pianoforte, detto La3 (o A4, nella notazione internazionale), e per convenzione nei paesi occidentali ha una frequenza di 440 Hertz (Hz).

Molte persone, tra cui diversi musicisti, sostengono però da anni e con una certa pertinacia che la musica suonerebbe meglio e in un modo più “naturale” se la frequenza del La di riferimento fosse 432 Hz anziché 440. Di recente lo ha sostenuto tra gli altri Max Gazzè, che presentando il suo nuovo disco ha detto di averlo registrato accordando il La3 degli strumenti a 432 Hz, perché in questo modo «le frequenze si mischiano in maniera più armonica». E la pensano in modo simile altri musicisti affermati tra cui Ed O’Brien, chitarrista dei Radiohead, e James Blake.

L’Hertz (dal nome del fisico tedesco dell’Ottocento Heinrich Rudolf Hertz) è un’unità di misura della frequenza: nel caso delle onde sonore, definisce quanto un suono è acuto o grave. La differenza tra 432 e 440 Hz è più o meno percettibile, a seconda della sensibilità di chi ascolta, ma c’è: equivale a circa un terzo di semitono. Il semitono è la “distanza” minima tra due note nella tradizione musicale occidentale (in altre si usano anche i quarti di tono e distanze ancora più piccole). In pratica, la differenza tra 432 e 440 Hz corrisponde a meno della metà della differenza minima di intonazione che le persone sono abituate a distinguere tra un suono e un altro nella musica occidentale.