di
Cinzia Testa
Secondo una ricerca l'acquisto di snack viene influenzato dalle immagini che però spesso possono dare percezioni sbagliate. Ecco idee e strategie per spuntini e colazioni alternative
Uno snack confezionato all’uscita da scuola e poi via, di corsa in piscina, oppure a calcio. Una buona soluzione? Sì e no. Perché anche la merenda ha un ruolo importante nella costruzione delle abitudini alimentari dei propri figli. Quelle confezionate, così come le patatine, sono prodotti cheandrebbero limitati, nonostante la confezione spesso sia un vero e proprio invito all'acquisto.
A fare il quadro della situazione è una ricerca condotta su 800 genitori australiani di bambini di età compresa tra 4 e 10 anni. I partecipanti hanno visualizzato gli snack confezionati e li hanno valutati in base all'attrattiva visiva, alla percezione di salubrità, all'idoneità per il proprio figlio e alle intenzioni di acquisto. Conclusione: la percezione e l'intenzione di acquisto dei genitori nei confronti degli snack per bambini sono state influenzate dalle immagini presenti sulla confezione. «Bisogna imparare a leggere la lista degli ingredienti», hanno raccontato durante il Festival della Prevenzione Lilt Alessandra Borgo, biologa nutrizionista, e Francesca Valla, insegnante e scrittrice. «Spesso sono alimenti ricchi di grassi saturi, zuccheri e sale. Numerose evidenze scientifiche collegano un consumo eccessivo e prolungato di questi nutrienti a un aumento del rischio di diverse patologie, soprattutto nel lungo periodo: problemi cardiovascolari, sovrappeso e obesità, malattie metaboliche come il diabete e, in alcuni casi, anche patologie oncologiche. Questo spiega perché è consigliabile non consumare questi prodotti troppo frequentemente. Tuttavia, demonizzarli non è la soluzione». Proibire, si sa, è un approccio controproducente e può generare l’effetto opposto. Certo è che non è facile raggiungere un compromesso. «Il ruolo degli adulti, genitori e figure educative, dovrebbe essere piuttosto quello di contestualizzare i consumi e insegnare ai bambini a gestirli», aggiunge Borghi. «Significa trasmettere che esistono alimenti da consumare quotidianamente, come la frutta, e altri che trovano spazio con frequenze diverse, più occasionali o settimanali».






