L’intelligenza artificiale (IA) è un modo semplificato di indicare un insieme di strumenti computazionali costruiti per svolgere compiti complessi in campo cognitivo. Qual è il ruolo di questi strumenti nella matematica attuale e futura? Cambierà il nostro modo di fare matematica e di immaginare nuovi filoni di ricerca? Giovanni Naldi riflette con un articolo in due puntate su alcuni aspetti legati all’uso dei computer e dell’IA in matematica.
Fino a poco tempo fa si parlava di “pappagalli stocastici” per descrivere l’IA, ma oggi a che punto siamo? Gli annunci di nuovi traguardi raggiunti dall’intelligenza artificiale nel campo della matematica sono ormai all’ordine del giorno. La matematica, del resto, rappresenta un laboratorio ideale per questa sperimentazione, che mira (quasi sempre) a creare strumenti per generare, correggere o migliorare i software che usiamo ogni giorno o che controllano molti aspetti importanti di ciò che ci circonda.
Certo, un’allucinazione in un teorema matematico potrebbe preoccupare pochi eletti, ma un errore in un programma che controlla una diga, un sistema di sicurezza o una transazione bancaria preoccuperebbe chiunque. In questo scenario, sorgono spontanee diverse domande sul futuro del “mestiere” del matematico, con risposte spesso più urlate che ragionate. Avremo in futuro un compagno di studi artificiale? Già oggi deleghiamo volentieri molti compiti alle macchine, ma fin dove ci spingeremo? La disputa è aperta e per niente scontata.






