L’intelligenza artificiale (IA) è una tecnologia general purpose, un po' come il web negli anni Novanta. Questo significa che “si può usare per fare tantissime cose, ma non tutte hanno senso”, spiega Roberto Verganti, professore di leadership and innovation alla School of Management del Politecnico di Milano.

Allora procediamo per sottrazione, cosa non ha senso secondo lei?

“Quando una tecnologia emerge accade spesso che il primo pensiero sia quello di utilizzarla per fare (meglio) le stesse cose di prima. Quindi l’approccio tipico è quello lineare, con prime applicazioni che servono semplicemente a fare quello che facevamo prima. Da qui la preoccupazione che la tecnologia possa sostituire le persone. Penso ad esempio alle applicazioni che ti permettono di generare una canzone”.

Ci vuole meno tempo per crearla di quanto ce ne vuole per ascoltarla…

“Sì, ma pensare, non so, a un Festival di Sanremo fatto con l’AI, che senso avrebbe? Chi lo seguirebbe?”.