La ricetta sanitaria prescritta dal medio
L'immagine della Sanità regionale come terra di eccellenza ed attrazione ne risulta scalfita. All'oggi sono più i piemontesi che scappano in altre Regioni per curarsi rispetto ai forestieri che, da altre zone d'Italia, si spostano per altrettante ragioni, cercando un servizio che dove abitano non c'è o deviando le più comuni ragioni delle malasanità. Il Piemonte, guardando i numeri della mobilità sanitaria, ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti, non primeggia più come fino a qualche tempo fa, anzi si sposta perché i suoi cittadini devono fare i conti con “liste d’attesa insostenibili, reparti chiusi e carenza di specialisti” denuncia Daniele Valle, consigliere regionale del Partito democratico (Pd) e vicepresidente della commissione Sanità, presieduta dall'ex assessore alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, esponente della Lega non confermato in Giunta, nel suo secondo mandato, dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e sostituito da Federico Riboldi, assessore di Fratelli d'Italia sovente criticato dall'ex titolare dell'importantissimo Assessorato.Il conto da pagareI dati sugli spostamenti sanitari, che (per il 2024) sono costati oltre 24 milioni di euro alla Regione, ricomprendono il triennio 2022-24, perciò chiamano in causa sia Icardi che Riboldi. Certo è che la critica mossa da Valle accusi la Giunta Cirio nel suo complesso, laddove la tendenza negativa negli anni non è stata sistemata, anzi si è aggravata: “Nel 2024 i piemontesi fuggono verso altre Regioni più di prima, mentre il Piemonte attrae sempre meno pazienti da fuori. Il saldo negativo della mobilità sanitaria triplica in un anno”.La mobilità attiva indica quanto il Piemonte incassa per curare i pazienti che arrivano da fuori: 257 milioni di euro. La mobilità passiva rappresenta invece quanto paga per i piemontesi che vanno a farsi seguire fuori: 281 milioni di euro. Il saldo nel 2024 è in rosso: -24.2 milioni di euro. Un negativo che rispetto al 2022 ed al 2023, quand'era di -8.1 milioni di euro, è triplicato. Lo scenario che si presenta, non conoscendo ancora i numeri degli anni 2025 e 2026, è duplice: “Chi può permetterselo se ne va” evidenzia Valle e chi deve spostarsi dalla sua Regione non è più così detto che scelga di venire a curarsi in Piemonte.Da segnalare come in questo quadro fatto dall'esponente Pd non si tenga conto dei pazienti che a curarsi vanno nella vicina Francia: è un altro universo ancora, fuori dal perimetro della Nazione perché non dotato dell'imprescindibile ricetta sanitaria.La gerarchia dei territoriInfine vi è la riproposizione (a suo modo) delle marcate differenze fra centro e periferia, fra il capoluogo di Regione e i territori delle sue province. L'Azienda sanitaria locale (Asl) Città di Torino, l'ospedale Mauriziano e la Città della scienza e della salute hanno, in aggregato, un attivo superiore ai 43 milioni di euro per quel che riguarda il saldo della mobilità: questi costituiscono ancora attrazione, sono poli sanitari ritenuti d'eccellenza, sia a Torino che fuori. Non va male neanche l'Asl Cuneo2: quasi 2 milioni di euro, segno più.Mentre le dinamiche non vanno bene presso le Asl di Alessandria (oltre 12 milioni di euro), Biella (più di 10 milioni di euro) e soprattutto Novara, dove nel 2024 si sono spesi 47 milioni di euro per pazienti in fuga. “L’eccellenza concentrata nei grandi poli universitari non basta a compensare la debolezza della sanità territoriale. Dopo sette anni di Governo è tempo che Cirio e Riboldi si assumano qualche responsabilità” ha concluso Valle.Quel che dal grattacielo della Regione si registra è l'esistenza, da oltre un anno, di una bozza di accordo da stipulare con Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna (non più Valle d'Aosta) per non 'rubarsi', nella competizione fra Regioni, i malati a vicenda.








