“I don’t want to fight, I only want my documents”. Mamoon è estenuato, questa è la sua quattordicesima notte trascorsa sul marciapiede di via Teofilo Patini, fuori dall'ufficio immigrazione della Questura, a Tor Sapienza. “Ero il numero sei, ma quando sono venuti a litigare mi sono messo da parte e sono passato al 23 - spiega - adesso ho il numero 51. Ma da qui a domani finirò ancora più indietro perché non voglio fare a botte, voglio solo i miei documenti”.Il decreto flussi a Roma è un disastro. E lascia per strada migliaia di migrantiFile interminabili in stradaI gironi dell'inferno di via Patini sono due. C’è chi è qui per rinnovare il permesso di soggiorno scaduto e chi per richiedere il diritto d’asilo. In totale ci sono più di duecento persone in fila, accampate da giorni - e notti - sul marciapiede per non perdere il turno.Anche se poi lo perdono lo stesso, come ci raccontano, perché in strada - anche se si è davanti alla Questura - vige la legge del più forte. E c'è chi ha già messo su un sistema per lucrare sulla disperazione dei richiedenti asilo. “Qui non c’è rispetto né disciplina, è terribile”, spiega M., 62 anni, trasferitasi dal Perù per accudire la figlia con problemi di salute mentale, è in fila come tanti per rinnovare il permesso di soggiorno.Abusi e lotte per il turno“Alle cinque del mattino arriva un pullmino da cui scendono delle persone che si piazzano davanti superando tutti. Non so se pagano, né come facciano, ma alla fine, per non arrivare alle mani, la gente li fa passare, e si slitta 40 numeri più indietro”.La conferma di un sistema di controllo delle file con annessa compravendita di posti arriva anche da A.: “Arrivano la mattina molto presto, spingono, ti menano - racconta - fanno casino. Ieri hanno buttato la mia ragazza per terra”. A. ha 37 anni, si è trasferita a Roma insieme a M., la sua compagna: “Nel mio paese gli omosessuali subiscono discriminazioni - spiega - siamo venute qui per lavorare ed essere libere di amarci”.Sopravvivere tra disagi e paureMa prima di riuscire a respirare la civiltà bisogna sopravvivere all’inferno di via Patini. Qui le condizioni sono al limite della dignità umana: nessun bagno, né una fontana per lavarsi o bere dell’acqua. “Non abbiamo neanche la privacy per andare in bagno o lavarci - spiega T. - abbiamo comprato delle tende per ripararci dal freddo e dalla pioggia”.Verso le 21, dopo aver mangiato, ci si prepara per la notte. La gente tira fuori cuscini, cartoni e coperte. Ma in pochi riusciranno davvero a riposare. Le auto sfrecciano a pochi passi dal marciapiede e la paura di essere derubati o superati è più forte del sonno. Qualcuno scrolla lo smartphone, c'è chi, per sdrammatizzare, improvvisa una canzone: “Che confusione sarà perché ti amo”. In fila ci sono anche diversi bambini, insieme ai loro genitori. R. gioca con il suo gameboy colorato avvolto da un plaid.Il rischio di perdere tuttoMa in questa attesa infinita e prolungata c'è chi rischia di perdere il lavoro. A. ha 23 anni e fa il pizzaiolo, vive in Italia da tre anni. È in via Patini per rinnovare il permesso di soggiorno scaduto: “Non vado al lavoro da 4 giorni - spiega - se mi allontano da qui perdo il posto in fila, ma così rischio di perdere il lavoro. Il capo mi chiama ogni giorno per chiedermi dove sono e io gli rispondo che sono ancora qui che aspetto di ritirare i documenti. Senza non posso essere messo in regola”. Oggi sarà la sua quinta notte in bianco trascorsa sopra i cartoni sul marciapiede di via Patini nella speranza di ottenere un documento.Mancano risposte ufficialiAbbiamo interpellato la sala stampa della Questura di Roma per chiedere spiegazioni su quanto avviene in via Patini. Non abbiamo ricevuto risposta.
Fino a 14 giorni in tenda per un permesso di soggiorno: l'inferno di via Patini tra risse, racket e notti sul marciapiede
In più di 200 trascorrono i giorni e le notti sul marciapiede fuori dall'ufficio immigrazione della Questura di Roma in attesa di un appuntamento per rinnovare il permesso di soggiorno scaduto o richiedere il diritto d’asilo. Il reportage






