Antonio Sorvillo
06 maggio 2026 16:00
Addio ai pistacchi di Bronte: il Liquorificio Morelli, storica attività in provincia di Pisa, sceglie quelli del Casentino per la nuova linea di liquori Made in Tuscany, insieme ai pinoli del Parco di San Rossore e allo zafferano di Castelfiorentino. Una svolta che punta a valorizzare filiere locali e materie prime d’eccellenza, anche quando costano di più e richiedono lavorazioni più complesse.La storia del Liquorificio MorelliIl Liquorificio Morelli nasce nel 1911 a Forcoli, frazione del comune di Palaia, per iniziativa di Leonello Morelli. Fin dall’inizio l’attività si distingue per una buona capacità commerciale e per un’attenzione all’immagine dei prodotti, con etichette e confezioni curate direttamente dal fondatore. Nel secondo dopoguerra l’azienda cresce in modo costante, arrivando tra gli Anni Sessanta e Settanta a contare circa 25 dipendenti e a rappresentare una realtà economica rilevante per il territorio locale.Dopo la morte di Leonello, nel 1975, la gestione passa alle generazioni successive. Tra gli Anni Ottanta e Novanta entrano in azienda i discendenti della famiglia, che avviano un processo di aggiornamento puntando su qualità, posizionamento e apertura ai mercati esteri. Nel 2011 celebra i 100 anni di attività: oggi l’attività prosegue con una struttura più organizzata rispetto alle origini, mantenendo però una conduzione familiare.Il pistacchio del CasentinoLa novità più simbolica è proprio il pistacchio. Morelli ha scelto quello prodotto in Casentino, affidandosi a Euro Funghi Centro Italia (Nel Comune di Subbiano), realtà attiva alle pendici dell’Alpe di Catenaia. Una scelta nata dalla sperimentazione e consolidata, raccontano dall’azienda, dalla resa in infusione: elevata, nonostante un prezzo più alto rispetto ad altre origini.Dietro c’è anche una storia recente. Tre anni fa, dopo una visita a Bronte, il titolare Francesco Verdini ha deciso di provare a portare la coltivazione del pistacchio in Toscana, realizzando quello che definisce il primo “pistacchieto” toscano. Da tre piante innestate “per gioco”, oggi la piantagione avrebbe superato i 1500 arbusti.E il pinolo Accanto al pistacchio, l’altra materia prima bandiera è il pinolo. Per il liquore dedicato, Marco Morelli utilizza i leggendari pinoli del Parco naturale di San Rossore: la distilleria di Forcoli sarebbe l’unica del settore ad aver ottenuto la certificazione entrando nel novero dei “Produttori del Parco”, con adesione a un disciplinare che prevede standard su qualità, sostenibilità e welfare aziendale.Al centro, confessa Morelli, c’è l’idea dei prodotti verità: niente scorciatoie, nessuna chimica per forzare aromi e risultati. “Trattare materie prime naturali è più difficile, perché non le puoi domare: fanno un po’ come vogliono. Ma è quello che dà autenticità”. E sul nuovo liquore al pinolo l’azienda scommette anche in chiave mixology: “L’ho provato in versione spritz e credo possa diventare un must”, conclude.







