Redazione
15 maggio 2026 11:51
Un negozio chiuso a Firenze
In Italia oltre 86mila negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera le 106mila unità rispetto al 2018. Nello specifico, tra il 2015 e il 2025 il saldo delle imprese attive nel settore a livello nazionale ha visto un calo del -6,7% complessivo, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione. È quanto emerge dall'Osservatorio reciprocità e commercio locale realizzato da Nomisma in collaborazione con Percorsi di Secondo welfare.In Toscana le cose non vanno meglio e nei dieci anni risultano scomparsi 7.149 negozi di vicinato, con il totale ora a poco più di 81mila esercizi attivi contro gli oltre 88.300 del 2015.Pisa è quella che ha pagato il prezzo più alto in termini assoluti (1.367 esercizi commerciali in meno) ma la situazione risulta negativa anche a Firenze (-956), Massa-Carrara (-942) e Lucca (-923). In termini percentuali è proprio Massa-Carrara ad aver fatto registrare la contrazione più marcata (-16,3%), precedendo Pisa (-13,8%), Arezzo (-11,4%) e Siena (-10,6%). Firenze segna -4,4% di negozi.“L’arretramento del commercio di prossimità non riguarda solo aspetti economici, ma incide profondamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori, in quanto attivatore di socialità, integrazione e sicurezza”, commenta Francesco Capobianco, dirigente di Nomisma.In crescita la ristorazioneIn questi 10 anni però è cresciuto il numero degli addetti: secondo il rapporto di Nomisma +25,2% a Firenze, +21,7% a Prato, +21,4% a Grosseto e del +20,8% a Livorno. Nel complesso, gli addetti che operano nei negozi di prossimità della Toscana negli ultimi 10 anni sono aumentati di oltre 30.900 unità e nel 2025 risultano essere più di 190.500.A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari.Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia e da quello legato alla cura della persona trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi. “È però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con aumenti sia nel numero delle imprese attive sia degli addetti”, si legge nel rapporto.Soffrono le piccole attivitàL’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Nello specifico, “mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo”. In Toscana “i ricavi dei negozi di prossimità hanno registrato una crescita media del 37,8%%, con una accentuazione a Pisa (+57,1%) e Siena (+51,6%) e Arezzo (+48,0%)”.“Dal punto di vista settoriale, i bar registrano l’aumento dei ricavi più elevato, pari al 63,3%, seguiti dal commercio degli articoli per l’edilizia, con una crescita dei ricavi del +62,9%, seguita dal segmento della ristorazione (+59,1%), dal comparto degli alimentari e bevande (+59%), dai mobili (+58,9%) e dalle gioiellerie (+42,1%). Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nelle ferramenta (+39,9%), e nel comparto della salute e cura della persona (+20%). Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +8,4% e -11,9%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia”, si legge ancora.“La desertificazione commerciale dei negozi di prossimità in Toscana presenta una dinamica più intensa rispetto al dato nazionale mettendo, in alcuni casi, in dubbio, l’idea stessa di città come l’abbiamo conosciuta. Tanto i decisori pubblici, quanto gli operatori privati - conclude Capobianco - sono chiamati a scelte coraggiose per salvaguardare sia la funzione economica che quella sociale dei negozi: costruire reti di reciprocità in grado di mettere in circolo sui territori di riferimento i consumi dei cittadini rappresenta una delle leve più rilevanti da attivare”.








