La contestazione a Bologna

Mentre il ministero dell’istruzione accelera sulla riforma degli istituti tecnici prevista dal Pnrr, iniziano i primi scioperi. Il timore di chi si oppone è la trasformazione della scuola in una "corsia preferenziale" per le aziende, a discapito della formazione culturale.In piazza ieri a Bologna, Daniele Ara, assessore comunale alla Scuola, ex alunno dell'Istituto Tecnico Serpieri: "Si sta andando in una direzione sbagliata - dichiara, sottolineando come la riforma aumenterebbe - questa divaricazione tra istituti tecnici-professionali e licei. Non è solo un tema di competenze, è anche un tema di come si forma alla cittadinanza. Purtroppo il nostro è un sistema che inizia già a selezionare dalla scuola media, la riforma aumenta il solco".

Il modello 4+2Il progetto del ministro Giuseppe Valditara, che entrerà a regime con le prime classi nel 2026/2027, punta sulla filiera tecnologico-professionale: quattro anni di superiori più due di Its Academy. L'obiettivo è "allineare i curricula alla domanda di competenze che proviene dal tessuto produttivo, con attenzione all’innovazione digitale e a Industria 4.0".Registrati alla sezione Dossier BolognaTodaySecondo il ministero, questo nuovo assetto "incoraggerà l’occupabilità, grazie anche all’armonizzazione dei programmi in base alle esigenze di ciascun territorio". Una visione che prevede l'ingresso dei manager in cattedra e un aumento delle ore di tirocinio.Cosa cambia in pratica? Quattro anni di scuola superiore, invece dei classici cinque, due anni di ITS Academy, dopo il diploma, gli studenti potrebbero accedere ai corsi biennali degli Istituti Tecnologici Superiori, ottenendo un titolo di specializzazione. La struttura dei percorsi scolastici verrebbe aggiornata: il settore Tecnologico-Ambientale, sostituirebbe il vecchio settore tecnologico, includendo indirizzi come meccatronica, bio-tecnologie, energia e agroalimentare, con un focus sulla sostenibilità. Il settore economico, manterrebbe la base amministrativa e turistica, ma introdurrebbe novità legate alla gestione dei beni culturali e ambientali. Le scuole inoltre avrebbero una quota di autonomia oraria per adattare i programmi alle specificità del tessuto produttivo locale (es. un istituto in un distretto della moda potrà potenziare quel settore).La riforma trasformerebbe anche il corpo docente: negli ITS Academy, almeno il 60% delle ore di insegnamento dovrebbe essere svolto da esperti provenienti dal mondo del lavoro e delle professioni. Si favorirebbe la creazione di "campus" che metterebbero in rete scuole, centri di formazione professionale, università e aziende per condividere laboratori e competenze. I tirocini e il rapporto con le aziende diventerebbero centrali già a partire dai 15 anni di età.I titoli di studio dovranno essere comparabili a livello europeo tramite il sistema EQF (quadro europeo delle qualifiche). Sarebbe previsto il monitoraggio degli apprendimenti per assicurare che la "compressione" del percorso da 5 a 4 anni non penalizzi la preparazione degli studenti e infine potenzierebbe l'apprendimento delle lingue straniere e le competenze digitali.L'applicazione della riforma non sarebbe immediata per tutti, ma seguirebbe una scansione graduale stabilita dal decreto del 19 febbraio 2026: 2026/2027, avvio per le prime classi, 2027/2028, estensione alle seconde classi, 2030/2031, completamento del ciclo con le quinte classi a regime.Le accuse dei sindacatiPer le sigle sindacali (Flc Cgil, Usb, Cobas) e le reti studentesche, però, la realtà è diversa. Si parla di un’istruzione "asservita alle esigenze delle imprese locali" che finisce per diventare "sempre più classista e si impoverisce".La riforma conterrebbe amche la compressione dei programmi e il taglio di ore dedicate alle discipline generali: ""La riforma prevede il taglio alle discipline umanistiche e scientifiche, la formazione scuola-lavoro anticipata a 15 anni" denunciano gli oppositori che vedono l'impiego di esperti aziendali come un rischio, essendo figure "senza alcuna formazione pedagogica".Per i docenti il futuro è incerto. Sebbene il ministero ipotizzi cattedre da 15 ore per salvare i posti, i sindacati le bocciano come "misure tampone" che non eviteranno la perdita di titolarità e la mobilità forzata.La sfida è aperta: da un lato la necessità di modernizzare il sistema chiesta dall'Europa, dall'altro la difesa di una scuola che, come gridano le piazze, non deve smettere di essere un "ascensore sociale".Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday