Redazione

16 maggio 2026 11:13

Un grido d'allarme per denunciare quello che viene definito lo “smantellamento silenzioso della sicurezza sanitaria delle famiglie italiane”. La Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) esce allo scoperto con una lettera aperta firmata dalla presidenza nazionale, mettendo nel mirino la riforma della medicina territoriale e il Decreto Schillaci.Secondo il sindacato, dietro la retorica del "potenziamento" dei servizi si nasconderebbe in realtà “un vero e proprio esproprio della sicurezza sanitaria”. Il rischio è quello di veder tramontare il modello del Servizio Sanitario Nazionale, basato sul rapporto fiduciario e sulla continuità assistenziale, per fare spazio a logiche aziendali e burocratiche.“Call center della salute”Al centro della contestazione ci sono le Case della Comunità (CdC) e la progressiva centralizzazione delle cure. Per la Fimp, il pericolo più imminente è la metamorfosi dell'assistenza primaria in una sorta di “call center della salute, governato dalla logica del pediatra senza volto e senza anima”.I pediatri spiegano che sostituire il medico di famiglia scelto dal cittadino con una turnazione impersonale di professionisti all'interno di una struttura burocratica sarebbe un passo indietro epocale: "Un turno orario può coprire una fascia della giornata, ma non potrà mai sostituire la conoscenza profonda della storia clinica, delle fragilità e del contesto sociale di un paziente e della sua famiglia.Registrati alla sezione Dossier BolognaToday“La salute non è una pratica burocratica da evadere al primo sportello disponibile; è un percorso umano e scientifico che si fonda sulla memoria storica e sulla fiducia reciproca tra il medico e il cittadino”, si legge. Lo scudo dell'autonomia contro i tagli di budgetUn altro terreno di scontro caldissimo è il tentativo di introdurre il "doppio canale", che affiancherebbe al tradizionale regime di convenzionamento il rapporto di dipendenza diretta dei medici dalle ASL. Una scelta che, per la Fimp, è “l’anticamera della privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, con bambini di serie A e bambini di serie B”.Il sindacato rivendica con forza il valore della libera professione convenzionata: “L'autonomia del pediatra è la reale garanzia della libertà del paziente”. Questa indipendenza non va intesa come un privilegio, bensì come uno scudo per il malato, poiché garantisce che il medico risponda in scienza e coscienza “unicamente in funzione della salute del paziente, libero da vincoli aziendali di budget, logiche di razionamento rigide o direttive burocratiche centralizzate”.Il paradosso delle Regioni e il Decreto BalduzziLa lettera aperta non risparmia critiche agli amministratori locali, evidenziando una grave inadempienza che dura da anni. La Fimp denuncia infatti che “troppe Regioni non hanno ancora istituito le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) pediatriche, o sono presenti solo sulla carta”. Un ritardo inaccettabile, sottolineano i pediatri, calcolando che sono passati ormai “14 anni dalla Legge che le attivava (Decreto “Balduzzi” 189/2012)”.L'appello La federazione conclude la sua lettera con un appello accorato alla stampa affinché rompa il silenzio su questo “scivolamento silenzioso”. La richiesta è un netto “no al canale della dipendenza”, convinti che le famiglie meritino di sapere che quella presentata come una modernizzazione rischia di privarle dell'ultimo baluardo di capillarità e personalizzazione della cura.L'obiettivo finale resta comunque l'apertura di un tavolo: “Una lettera aperta nasce dal desiderio profondo di costruire un confronto costruttivo con le istituzioni”, conclude la Fimp, chiedendo di difendere il diritto alla salute inteso “come cura della persona e non come gestione burocratica di un utente anonimo”.Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaTodayUn grido d'allarme duro, indirizzato direttamente ai media e all'opinione pubblica, per denunciare quello che viene definito lo «smantellamento silenzioso della sicurezza sanitaria delle famiglie italiane». La Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) esce allo scoperto con una lettera aperta firmata dalla Presidenza Nazionale, mettendo nel mirino la riforma della medicina territoriale e il Decreto Schillaci.Secondo il sindacato, dietro la retorica del "potenziamento" dei servizi si nasconderebbe in realtà «un vero e proprio esproprio della sicurezza sanitaria». Il rischio è quello di veder tramontare il modello del Servizio Sanitario Nazionale, storicamente basato sul rapporto fiduciario e sulla continuità assistenziale, per fare spazio a logiche aziendali e burocratiche.