TRENTO. A dieci anni dalla fine della storia d'amore, le strade degli ex coniugi sono tornate ad incrociarsi. Non per motivi d'affetto, ma a suon di querele: lei lo ha denunciato per stalking, lui si è difeso sia davanti alla giustizia penale che a quella amministrativa, dato che oltre a dover rispondere del reato di atti persecutori era stato raggiunto anche dall' "ammonimento" del questore. E il castello di accuse costruito dalla ex compagna ha in parte ceduto: la questura dovrà rivalutare gli elementi raccolti «in modo puntuale e motivato», comprese le perizie grafologiche e le dichiarazioni dei testimoni; il Tar poi procederà al riesame dell'istanza. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, sezione terza, accogliendo l'appello dell'uomo contro la sentenza del tribunale amministrativo che, di fatto, confermava l'ammonimento. Non c'è prova, dunque, che sia stato lui a mandare alla ex lettere contenenti minacce e insetti morti, con riferimenti a relazioni sentimentali del passato. L'uomo aveva fornito una perizia che, nella comparazione delle scritture, lo scagionava. Il contrario di quanto sostenuto dall'esperta incaricata dalla donna per l'analisi delle lettere. Per i difensori dell'indagato, gli avvocati Beatrice Tomasoni e Antonio Divan, la valutazione degli elementi di riscontro raccolti sarebbe stata svolta totalmente a senso unico: il cinquantenne risulta aver troncato da moltissimo tempo qualsiasi rapporto con la ex e, come da lui dichiarato, non avrebbe alcun motivo per tormentare la ex dato che sta vivendo una situazione sentimentale felice. Per il Consiglio di Stato il provvedimento amministrativo era stato fondato «quasi esclusivamente sulle dichiarazioni della richiedente, senza confrontarsi criticamente con le relazioni del Commissario di P.S. dottor - omissis -, che avevano escluso la sussistenza dei presupposti dell'ammonimento».