Prato, 17 maggio 2026 – “Se quel macchinario non è difettoso allora è il modello base che non va bene. Ma va giù in questo modo troppo pesante, faceva rumori...”. E’ una delle conversazioni che gli inquirenti hanno intercettato fra due dei cinque indagati, tutti cinesi residenti a Prato, che sono stati fermati nella notte fra venerdì e sabato con le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla produzione e al traffico di monete false. A parlare sono Zhihong Huang, 51 anni, e Jihao Ren, 39. “Durante la produzione devi prestare maggiore cautela, non devi inserire due unità sennò si romperà (il macchinario)”.
La zecca clandestina a Quarrata gestita dai tre cinesi residenti a Prato
Come funzionava l’organizzazione
I due si occupano della realizzazione delle monete false da due euro: Huang si occupa del sito produttivo, la zecca clandestina che si trova in via del Falchero 57 a Quarrata, Ren ha il compito di distributore/speditore. Capo indiscusso della organizzazione criminale, secondo gli inquirenti, è Jinqian Zhong, 47 anni, che si sposta regolarmente fra Prato e la Cina dove reperisce il materiale per la realizzazione delle monete false che poi viene spedito in Italia passando dall’Europa. L’organizzazione ha “una connotazione fortemente verticistica”, annotano gli inquirenti, e Zhong ricopre la posizione apicale mentre Ren e Huang di fatto lavorano alle dipendenze dello stesso Zhang che finanzia “l’attività, fornisce e sostiene i costi di mezzi materiali e locali, e poi paga i collaboratori con i proventi delle spendita di monete false”. Zhang ha il monopolio dei rapporti di affari con la clientela e accentra su di sé l’intera gestione degli ordini della valuta contraffatta. I fermi indiziari sono scattati anche per Yong Zhu, 39 anni e intermediario, e Guiyi Chen, 36, che comprano le monete false per poi cambiarle nelle macchinette cambiavalute delle sale slot e vidolottery della città e della provincia.









