VENEZIA - «I giornalisti cercano i candidati di origine bengalese della lista a sostegno di Martella, ma loro non rispondono. Prima li candidano, poi li nascondono». «Non rilasciano dichiarazioni a causa della becera campagna d’odio che la coalizione del centrodestra ha ordito».Botta e risposta

Volano gli stracci tra Ermelinda Damiano, presidente uscente del Consiglio comunale e Alessandra Taverna, portavoce di donne democratiche. Il motivo del contendere, ancora una volta, sono le candidature, nelle fila del Pd, di esponenti della comunità bengalese nella coalizione a sostegno di Andrea Martella sindaco, già terreno di scontro anche attorno all'altra tema caldissimo: moschea sì o moschea no. Visioni diverse che hanno scaldato la platea anche nel confronto tra candidati sindaci promosso dal Gazzettino qualche giorno fa nell'auditorium dell'M9. La questione è stata segnalata anche da Diego Bianchi alias “Zoro”, conduttore e volto del programma “Propaganda live”, che in trasmissione ha spiegato di non essere riuscito a contattare i candidati bengalesi del Pd (cosa, peraltro, successa anche ai giornalisti delle testate locali e ad altri inviati di programmi nazionali come, per esempio, “Fuori dal coro” di Rete 4): «Mi sembra una follia che in campagna elettorale dei candidati non parlino», ha commentato Bianchi. La questione è stata ripresa poi da Damiano, candidata di punta della Lista Simone Venturini sindaco: «È una dinamica che trovo profondamente sbagliata e anche poco rispettosa. Nessuna risposta, nessuna dichiarazione, nessun confronto pubblico. Nel frattempo - aggiunge piccata - compaiono solo video su Facebook in lingua straniera, rivolti evidentemente a una parte della comunità, ma senza mai mettersi davvero davanti alla città». «Su questi temi mi sono già espressa con chiarezza - aggiunge Damiano - Venezia è una città aperta, ma l’integrazione non può essere usata come slogan elettorale. Chi si candida al Consiglio comunale deve poter parlare a tutti i veneziani, spiegare le proprie idee, dire cosa pensa dei diritti delle donne, della convivenza, delle regole, della sicurezza, della scuola, del lavoro, della città». Per questo chiede «un dibattito pubblico, aperto, serio, alla luce del sole, con le candidate del Pd originarie del Bangladesh che oggi sembrano diventate introvabili». Perché, secondo Damiano, «ogni candidato, di qualunque origine, ha il diritto e il dovere di guardare in faccia Venezia e dire: chi sono, cosa penso, cosa voglio fare per questa città. Se invece - è l'affondo finale - queste candidature servono solo a prendere voti dentro una comunità e poi a sparire dal confronto pubblico, allora non siamo davanti all’integrazione: siamo davanti a una vecchia logica di potere». La replica Pronta la replica, altrettanto sferzante, di Alessandra Taverna che contrattacca: «Stupisce che Linda Damiano, donna e presidente uscente del Consiglio comunale, finga di non capire come la ritrosia delle candidate e dei candidati italiani originari del Bangladesh nel rilasciare dichiarazioni sia determinata esclusivamente dalla becera campagna d’odio che la coalizione del centrodestra ha ordito», ribatte l'esponente Dem in una nota. Aggiungendo: «Stupisce ancora di più che Damiano, figura istituzionale in quanto presidente del Consiglio comunale, non abbia mai speso una parola per chiedere ai propri colleghi di coalizione di abbassare i toni. Ma anzi abbia a sua volta, proprio come in questo caso, introdotto ulteriori provocazioni chiedendo alle donne democratiche di esprimersi». Secondo Taverna «le donne democratiche lavorano da sempre per l’inclusione e l’emancipazione, e il coinvolgere anche le donne delle comunità di origine straniera nell’impegno politico e amministrativo va proprio in questa direzione».