VENEZIA - La direttrice del carcere femminile della Giudecca conserva sulla scrivania la foto di una giovane ragazza. L’ha appoggiata tra la tastiera e il monitor del computer. «Se n’è andata il giorno di San Valentino, mettendo fine a una vita che forse, dentro sé, percepiva come una strada ormai troppo accidentata. Tengo questa fotografia con me, e penso che il senso della mia presenza qui sia anche impedire che accada di nuovo». Maurizia Campobasso, 46 anni, porta i colori e i suoni della sua Napoli. Studi in Legge, un lungo periodo come funzionaria al Consiglio di Stato e all’Antitrust, poi la svolta con il concorso per dirigente penitenziario. Dallo scorso mese di settembre è la direttrice del carcere femminile della Giudecca e già ha fatto parlare di sé per aver invitato Beatrice Venezi, colei che avrebbe dovuto dirigere l’orchestra del Teatro La Fenice, a un incontro con le detenute. «Mi piace la figura del direttore d’orchestra. Il direttore del carcere è un po’ un direttore d’orchestra. Le voci qua dentro possono anche essere stonate ma il mio compito non è farle tacere. Devo fare di tutto per renderle armoniche, perché diventino un’unica voce, forte e consapevole».

Direttrice, è difficile il suo lavoro?