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Ultimo aggiornamento: 12:36
Una donna detenuta nel carcere di Vercelli rimane incinta senza aver mai beneficiato di permessi premio o misure esterne. Usufruiva di colloqui con il compagno, padre di sua figlia e anche lui detenuto nella sezione maschile del medesimo istituto. Nel mondo sessuofobo del carcere, l’evento ha fatto notizia. Un sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha commentato affermando che il carcere “oramai è Disneyland”. Non so quale aspetto del noto parco giochi intendesse richiamare con il paragone, se il divertimento, il senso di libertà, la varietà delle attrazioni.
Ricapitoliamo insieme cosa è il carcere oggi in Italia, per capire se vi sia una pertinenza o se la frase è semplicemente sciocca e offensiva per chi in prigione vive e lavora.
Nel gennaio 2024 la Consulta dichiara che la possibilità di avere una vita sessuale costituisce un diritto per tutti, anche per la persona detenuta, e che la sua privazione automatica – come imposto dalla legge italiana che prevede il controllo a vista dei colloqui in carcere – è in contrasto con vari principi della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sono passati quasi due anni da tale sentenza e le carceri che oggi prevedono spazi per i colloqui intimi sono quattro o cinque su 189 istituti per adulti (non si capisce perché rispetto alle carceri minorili il tema non sia mai stato messo all’ordine del giorno). Pure sotto questo aspetto, come sotto moltissimi altri, il sistema penitenziario è incostituzionale. Quella donna e il suo compagno avrebbero avuto il diritto di mantenere un legame anche sessuale in condizioni ben meno improvvisate di come probabilmente è accaduto.







