VENEZIA - Non si danno pace tutti coloro che l’hanno conosciuta e che con lei hanno condiviso anche il periodo di detenzione. Ieri nessuno poteva credere che proprio questa giovane donna avesse deciso di porre fine alla sua vita impiccandosi nel bagno di una cella del carcere femminile della Giudecca a Venezia.
«Simpatica, per alcuni aspetti ironica, era sempre la prima a partecipare a ogni attività proposta all’interno della casa circondariale» racconta chi la conosceva. Non aveva permessi per poter uscire, ma era disponibile a cogliere ogni occasione che le veniva offerta, dal corso di pittura ai vari laboratori di teatro e di canto. Si dava da fare anche nei lavori spesso commissionati dall’esterno e altre volte interni al carcere: le detenute se lo desiderano possono impegnarsi nelle cucine, in stireria piuttosto che in lavanderia, oltre che nell’orto per poi vendere i propri prodotti lungo la Fondamenta delle Convertite nell’isola della laguna veneziana dove c’è il carcere femminile.
Eppure, malgrado la disponibilità e un’apparente serenità, la scorsa notte ha deciso di farla finita. Si è tolta la vita a 32 anni impiccandosi nel bagno della cella che condivideva con una compagna. E stata proprio lei a lanciare l’allarme. Soccorsa ancora in vita, la detenuta è stata assistita dal personale sanitario del 118 giunto in carcere con l’idroambulanza. Una disperata corsa contro il tempo fino all’ospedale civile di Venezia e poi le manovre per cercare di rianimarla, ma è stato tutto inutile poco dopo è deceduta. «Le mancava poco per espiare la sua pena - prosegue chi la conosceva - ma a volte è proprio la prospettiva di tornare in libertà che fa scattare qualcosa, una sorta di timore di non farcela, il cambiamento fa sempre paura».







