VENEZIA - Il cappello leopardato, a tesa larga, calato sugli occhi. Tutt’intorno una barriera di agenti della penitenziaria a scortarla fino al motoscafo. Beatrice Venezi è “scappata” così, ieri, dal carcere femminile della Giudecca, dove aveva appena tenuto una lezione alle detenute sul “Va’ pensiero” di Giuseppe Verdi. Una fuga, in realtà, da giornalisti e telecamere che erano stati chiamati ad assistere all’evento e si aspettavano una qualche dichiarazione della futura direttrice musicale del Gran Teatro La Fenice. Il suo caso tiene banco ormai da cinque mesi, con le maestranze del teatro che contestano la nomina per metodo e merito. Per Venezi, tra l’altro, era la prima uscita in laguna, dall’inizio delle polemiche, e a tre settimane dalle sue dichiarazioni di fuoco su un teatro veneziano in mano ai sindacati, pronunciate in conferenza stampa a Pisa. Ovvia l’attesa. Anche perché, nel programma predisposto dal carcere, doveva esserci un momento in cui anche la direttrice avrebbe incontrato i giornalisti. Invece, cambio di programma. Venezi si è intrattenuta con le detenute, ha tenuto la sua lezione, affiancata dal sindaco Luigi Brugnaro, e dal sottosegretario alla cultura, Gianmarco Mazzi, arrivato appositamente da Roma. In prima fila anche il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Presenze forti, a confermarle il pieno appoggio politico.
Venezi al carcere della Giudecca: «Ecco il vero potere della musica». E le detenute applaudono
VENEZIA - Il cappello leopardato, a tesa larga, calato sugli occhi. Tutt’intorno una barriera di agenti della penitenziaria a scortarla fino al motoscafo. Beatrice Venezi è...







