di Beatrice Venezi, Direttrice musicale Teatro La Fenice

Caro direttore, oggi sono entrata nel carcere femminile della Giudecca per tenere una lezione magistrale sul Va' pensiero dal Nabucco di Giuseppe Verdi e voglio cominciare con un ringraziamento per Maurizia Campobasso, direttrice del carcere. Grazie di questo suo tanto inaspettato quanto gradito invito.

Dunque sono entrata per tenere questa lectio, ma, se devo essere sincera, soprattutto per incontrare quelle donne. Per guardarle negli occhi. Per conoscerle. Sono arrivata in anticipo. Invece di restare in disparte ad aspettare, mi sono seduta tra loro. Mi sono presentata, una per una. Abbiamo iniziato a parlare. Ho chiesto che cosa fosse la musica per loro, se la ascoltano, che rapporto hanno con il suono, con il silenzio. Mi hanno fatto domande. A un certo punto, una di loro mi ha guardata e mi ha chiesto:

«Che effetto ti fa stare qui? Non hai paura di noi?»Quella domanda mi ha colpita profondamente. Non per il timore che evocava, ma per ciò che rivelava: l’idea che lo sguardo dell’altro possa essere prima di tutto diffidenza. Ho risposto d’istinto: no, certo che no. Perché dovrei?In quel momento ho capito che la vera lezione non sarebbe stata solo quella che avevo preparato. Sarebbe stata quella del contatto umano. Sedersi accanto. Ascoltare. Non sospendere l’umanità.