«Sono kitsch, si mostrano spavalde. In realtà si sentono fragili, fuori posto. Il gruppo le salva, o almeno così credono. Per molte adolescenti diventare maranzine non è una scelta di stile, ma l’unico modo per esistere». A raccontarle è Domenica Belrosso, una colonna del sistema penitenziario minorile in Italia; ha iniziato da educatrice in carcere, oggi guida l’Ufficio dei Servizi sociali per minorenni del ministero della Giustizia, è stata a lungo vicedirettrice del Beccaria di Milano e poi direttrice dell’Istituto penale femminile per minorenni più noto d’Italia, quello di Pontremoli.
Le maranzine e il carcere per minori: «A 16 anni senza denti, distrutte da eroina e alcol. Una mi disse: non ho mai visto il mare»
Domenica Belrosso, dirigente del ministero della Giustizia, per anni alla guida del penitenziario femminile di Pontremoli e del Beccaria di Milano: «Queste giovani fanno gruppo perché spinte da un'intensa infelicità. Non rubano per ragioni economiche, ma per dire: io esisto»







