I lettori più attempati ricordano certamente i divertenti sketch del Quartetto Cetra (In un vecchio palco della Scala) dedicati a celebri opere liriche: racconti ironici condotti con gusto e indubbia bravura.
Quelle lontane parodie sono tornate alla mente ieri sera assistendo al Carlo Felice alla prima di Macbeth, presentata in una coproduzione che coinvolge con il teatro genovese numerosi altri palcoscenici italiani. Non sembri irriverente l’accostamento, ma lo spettacolo di ieri ha offerto momenti che hanno inconsapevolmente rasentato la farsa.
Macbeth è un’opera fondamentale nella drammaturgia di Shakespeare e in quella di Verdi che messa in scena nel 1847, ne riprese la partitura nel 1865 per la rappresentazione parigina, modificandone alcune parti. In genere viene messa in scena quest’ultima versione e così è stato anche ieri, pur se in una nuova e recente edizione critica firmata da David Lawton. Macbeth è un’opera di forte tensione tragica, giocata fra il reale e il fantastico, in un perfetto connubio fra individualismo e coralità. E’, ancora, un’opera che trascina lo spettatore in un turbinio di sentimenti contrastanti, accompagnando la discesa all’inferno della diabolica coppia reale.







