Si è conclusa con l’applauso convinto del Teatro alla Scala “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Dmitrij Šostakovič, per questo dodicesimo e “forse ultimo” Sant’Ambrogio con la direzione di Riccardo Chailly. Lo stesso direttore è apparso particolarmente soddisfatto a conclusione di quest’opera che segna il suo personale successo e quello dell’intero cast d’artisti e musicisti; a partire dalla protagonista Sara Jakubiak (Katerina Izmajlova). E gli applausi si sono protratti fragorosi per ben 11 minuti. Che se, a pensarci bene, si ricorda che si tratta di un’opera in russo, beh allora il successo dei cantanti tutti e di questa orchestra ha davvero del rimarcabile. E il tutto esaurito della serata con incassi record ne è una conferma.
Ma è sui timbri più inediti che Chailly ha coronato questa sua prova di grandissima tensione, fornendola a più riprese - con il martellante e le sferzate e gli slanci più che da manuale, senza mai sovrastare le voci, anzi tutto esaltando, in maniera espressionistica, a tratti esplosiva - e facendo di questa sua ultima prima il degno sigillo per una direzione che mai ha deluso. Speriamo di non doverlo rimpiangere! Quanto ai virtuosi, della protagonista Sara Jakubiak, si è detto fin da principio, ruolo difficile il suo ma con una voce così nulla è stato irraggiungibile, davvero brava, mi ripeto volentieri. Ma bravi tutti, a partire dal suocero Boris, il basso Alexander Roslavets, per non dire del coro e dell’orchestra. La regia di Vaily Barkhatov ha dell’iperrealisitico, e bene ancora anche questa.












