All'interno del disco featuring con Brunori SaS, Noemi e Jekesa

Il nuovo album di Willie Peyote si intitola Anatomia di uno schianto prolungato e per il rapper torinese rappresenta una sorta di ritorno al futuro, un ossimoro artistico per cui la maturità dei 40 anni tondi tondi va di pari passo all’indole di prendersi la libertà di recuperare alcune caratteristiche del Willie Peyote che fu. Ed è questo che caratterizza il nuovo disco, che brucia più della necessità di tradurre in musica un istinto autentico che della lucidità di raccontare o denunciare un qualcosa. Un disco in cui le proprie vulnerabilità non diventano materia da “rimorchio” musicale e nemmeno l’eccezione alla regola che vuole i rapper tutti brutti, sporchi e cattivi, ma un sentimentalismo vivido e coinvolgente. Solo un altro degli elementi che ci restituiscono un Willie Peyote in continua evoluzione, artista vivace che viene trascinato dal vento della vita qui e là e poi riesce a riportare tutto in musica, con questa sua visione del rap così colorata e sofisticata, intellettuale e ironica.

In che momento della carriera ti coglie questo album?«Mi coglie nel momento giusto. Arrivo da un momento in cui ho recuperato, mi sono tolto di dosso un po’ di pesantezza accumulata negli anni del Covid, mi sono tolto tutte le conseguenze di quello che il Covid ha comportato, quindi arriviamo da un 2025 in cui siamo divertiti, in cui abbiamo ritrovato la voglia e il piacere di suonare e stare in studio insieme. È stato un disco molto naturale, ci abbiamo messo meno di un anno a scriverlo, registrarlo e confezionarlo».