Litio, rame, tungsteno, grafite e terre rare: la mappa Ispra rivela che il nostro Paese possiede risorse strategiche decisive per transizione energetica, industria e autonomia europea.

Per anni l’Italia ha raccontato a sé stessa di essere un Paese povero di miniere, costretto a importare quasi tutto ciò che serve all’industria moderna. Una nazione manifatturiera senza miniere, trasformatrice di materie prime altrui. Oggi quella convinzione viene rimessa in discussione da una fotografia ufficiale molto diversa: sotto il territorio nazionale esistono risorse minerarie strategiche diffuse, in parte note da decenni, in parte rivalutate alla luce dei nuovi prezzi globali e delle nuove tecnologie estrattive.

È il messaggio che emerge dalla banca dati GeMMA di ISPRA – il database Geologico, Minerario, Museale e Ambientale – costruito come base del futuro programma minerario nazionale previsto dal regolamento europeo sulle materie prime critiche. In un’epoca segnata dalla competizione geopolitica sulle risorse, l’Italia torna così a interrogarsi su ciò che possiede nel sottosuolo.

Perché le materie prime critiche contano più del petrolio

L’Ottocento è stato dominato dal carbone, il Novecento dal petrolio, ma il XXI secolo sarà segnato da litio, rame, cobalto, grafite, nichel, terre rare e tungsteno. Sono i materiali indispensabili per batterie, auto elettriche, turbine eoliche, elettronica avanzata, semiconduttori, missilistica, reti elettriche, data center e sistemi di difesa.