I dati che emergono dall’8° Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato a Roma alla Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, promossa dal Circular economy network in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con Enea, mostrano luci ed ombre del nostro Paese e dell’Europa. Ecco perché

Nel nuovo contesto globale, caratterizzato da una crescente instabilità geopolitica, l’Unione europea, una delle principali economie mondiali, è fortemente dipendente da Paesi terzi, oltre che per le forniture di petrolio e gas, anche per la materie prime. Una dipendenza che si traduce in debolezza cronica, in particolare per alcune materie prime strategiche fondamentali per lo sviluppo tecnologico e industriale. Il risparmio e l’uso efficiente delle risorse sono buone pratiche sia per ridurre gli impatti ambientali sia per l’efficienza economica e diventano indispensabili per contrastare le ripercussioni che i sommovimenti geopolitici hanno sulle nostre economie e sulla qualità della nostra vita. La transizione da un modello di economia lineare a quello di economia circolare deve diventare il pilastro della politica industriale europea, in grado di garantire maggiore competitività economica (il rapporto Draghi docet) e più sostenibilità ecologica.