L’Italia brilla per l’economia circolare, ma deve fare i conti con l’import di materie prime, doppio rispetto alla media Ue e con i costi nel frattempo lievitati. È il quadro, sostanzialmente positivo anche se non mancano elementi di contraddittorietà, che emerge dal Rapporto 2025 sull’economia circolare del Circular Economy Network , promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, realizzato in collaborazione con l’Enea e presentato a Roma nel corso della 7ª Conferenza nazionale sull’economia circolare cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente e sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e Vincenzo Gente, Direzione Generale Ambiente della Commissione europea.
Italia tra i primi in Europa
«L’Italia si conferma tra i primi in Europa in termini di circolarità, in particolare su produttività delle risorse, riciclo dei rifiuti e tasso di utilizzo circolare dei materiali - ha detto Claudia Brunori, direttrice del dipartimento di Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’Enea -, rimane invece indietro negli investimenti privati per la circolarità delle attività produttive». Per l’esperta, a causa del «quadro di instabilità geopolitica e climatica occorre limitare la nostra dipendenza dall’importazione di materiali che è oltre il doppio rispetto alla media europea».







