L’Italia conferma il primato in Europa per tasso di utilizzo circolare della materia (21,6% nel 2024, contro una media Ue 12,2%), tuttavia resta il Paese più dipendente dalle importazioni tra le grandi economie dell’Ue. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene infatti dall’estero, contro una media Ue del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%. Sono i dati che emergono dall’8° Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato il 14 maggio durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, promossa dal Circular Economy Network in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con Enea.

Il costo della dipendenza

Il costo di questa dipendenza, mostra lo studio, sta diventando sempre più insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del +23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli - nichel, rame, acciaio - è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Una pressione economica destinata ad aumentare con il protrarsi delle tensioni geopolitiche e della volatilità dei prezzi per l’approvvigionamento di materie prime strategiche, oltre che di fonti fossili di energia.