Il momento storico è forse tra i più drammatici della storia recente, se non altro per l’elevato tasso di incertezza che rischia di minare le fondamenta dell’economia nazionale. Per questo servono scelte di ampio respiro, oltre a una buona dose di semplificazioni. Intervista con Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria con delega alla logistica, trasporti e industria del turismo

Si scrive Hormuz, si legge sicurezza nazionale. Perché sì, la crisi energetica che minando dalle fondamenta l’economia italiana, ma non solo, è una questione da affrontare con la massima urgenza e tempestività. Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria con delega alla logistica, ai trasporti e all’industria del turismo, a Formiche.net spiega come e perché il sistema Italia può resistere all’urto. A precise condizioni, però.

La crisi energetica in atto è forse un nemico che più insidioso di così non potrebbe essere: non se ne conosce il perimetro e la durata. Come possono le imprese italiane, specialmente quelle della logistica e del trasporto, resistere all’urto?

Gli scenari del nostro Centro Studi parlano di una potenziale recessione, nel caso in cui la chiusura di Hormuz e gli effetti della guerra nel Golfo continuino per tutto il 2026, e sono stati confermati anche dalle stime del fondo monetario internazionale e dell’Ocse. Effetti così perduranti possono quindi determinare la crisi energetica più grave di sempre, una crisi che colpisce direttamente il cuore del nostro sistema produttivo. Il costo dell’energia è una condizione essenziale per la competitività delle imprese, la tenuta industriale e la stabilità economica del Paese. Per questo siamo dinnanzi a una vera e propria questione di sicurezza nazionale.