Un doppio versante, nei confronti dell’Unione europea, ma anche dentro i nostri confini. Sono le direzioni sui cui bisogna agire per affrontare l’emergenza dello shock energetico. I dati innanzitutto: nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente durasse fino alla fine dall’anno, con il petrolio in media a 140 dollari, per le imprese ci sarebbe un aumento dei costi per 21 miliardi. «Non credo che abbiamo la capacità per sopportarlo. E quindi dobbiamo fare tutto il possibile», ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo a Sky Tg24 Live In, in un faccia a faccia con il ministro dell’Industria e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Per Orsini «deve muoversi l’Europa, serve fare debito pubblico europeo e intervenire sull’Ets». Ma occorre anche agire in casa nostra, accelerando sulle rinnovabili. «Ci sono 4mila concessioni ferme, bisogna capire perché sono bloccate. Non è un problema di governo, è un problema che impatta sulle Regioni, noi ci siamo posti l’obiettivo di andare Regione per Regione per capire come mai», ha continuato il presidente di Confindustria, aggiungendo: «la prima Regione che non sta facendo i compiti a casa è la Sardegna, la seconda la Calabria».








