Nella partita per la disponibilità delle terre rare l’Italia guarda all’Artico. In un contesto caratterizzato da sfide ambientali, a cominciare dal riscaldamento globale, da tensioni militari ma anche da opportunità economiche, il Paese ha messo sul tavolo la nuova Strategia artica nazionale. Il documento è un punto di partenza. Il paese è chiamato a consolidare le partnership nell’area. C’è infatti da mettere in sicurezza la cosiddetta “value chain”, ovvero la catena del valore della sua industria, a cominciare da quella della Difesa. I minerali critici sono il crocevia nella dirtezione della transizione verde e di quella digitale. Alcune indicazioni su come si sta muovendo il Paese le ha date Alberto Castronovo, responsabile dell’Unità per l’internazionalizzazione presso il gabinetto del ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Intervenuto martedì 24 febbraio a un incontro organizzato dall’Istituto Affari Internazionali sul tema dell’Italia nell’Artico, ha delineato i contorni della sfida. «Nell’ultimo documento pubblicato l’anno scorso, l’ “Arctic Mining Report”, abbiamo appreso che nei Paesi dell’Artico sono presenti 31 delle 34 materie prime critiche individuate dalla Commissione Europea nell’ambito del CRM Act (Critical Raw Materials Act, ndr)», ha affermato. «L’Artico oggi rappresenta il 10% della produzione globale di platino, palladio e nickel, che sono tutte ovviamente materie prime critiche. Noi come strategia nazionale sulle materie prime critiche, ma intendo non solo il nostro Ministero, ma anche il Ministero dell’Ambiente, della Sicurezza Economica, del Ministero degli Affari Esteri, della Cooperazione Internazionale, del Ministero delle Finanze e della Difesa dobbiamo lavorare in squadra e lo stiamo facendo per cercare di portare avanti questa strategia nazionale, che ha come obiettivo ovviamente quello di mettere in sicurezza le value chain delle nostre industrie, che ovviamente sono fortemente impattate da queste materie prime», ha aggiunto.







