L’Italia guarda all’Artico, al Grande Nord. Lo fa nel ruolo di osservatore permanente del Consiglio artico, in un contesto caratterizzato da una competizione globale sulle risorse, a cominciare dalle materie prime critiche. Il dossier, nelle sue molteplici sfaccettature, è al centro della settima edizione di Arctic Connections, la conferenza internazionale che lunedì 2 marzo presso la sede del Circolo degli Esteri a Roma affronterà la questione dei sicurezza nei domini strategici. Promossa dalla Società italiana per l’organizzazione internazionale, dalla Ambasciata Reale di Norvegia in Italia e dall’High North Center for Business and Governance, l’iniziativa riunisce rappresentanti istituzionali, accademici, industriali italiani e internazionali. La ricerca scientifica è il motore primo dell’azione italiana in Artico.

L’obiettivo della conferenza è definire le priorità operative per tutelare la libertà di navigazione e garantire la sostenibilità delle rotte artiche, anche sulla base di una cooperazione tra pubblico e privato. I filoni saranno quattro: l’evoluzione delle relazioni internazionali e il ruolo dell’Artico nei nuovi sviluppi geopolitici, lo sviluppo delle infrastrutture e delle reti di connessione, la dimensione sottomarina e la salvaguardia della libertà di navigazione e le sfide geoeconomiche legate all’energia e alle materie prime critiche (nichel, platino, palladio, litio, terre rare e altri). In un’indagine conoscitiva pubblicata lo scorso anno dalla Commissione esteri della Camera, viene infatti posto l’accento sul fatto che il surriscaldamento ha contribuito a rendere più agevole la possibilità di accedere alle materie prime quali terre rare e metalli preziosi, gas e petrolio, oltre a rendere sempre più concreta l’ipotesi dell’apertura di nuove vie marittime commerciali.