E se Putin premesse il pulsante nucleare? E se il blackout spagnolo dello scorso aprile fosse soltanto l’inizio? Cosa accadrebbe se il riscaldamento climatico spingesse funghi killer come l’Aspergillus (il pensiero inevitabilmente corre a The Last of Us) a colonizzare i nostri polmoni? Possiamo ignorare tempeste solari e incendi catastrofici? Le apocalissi non sono mai state così incalzanti e chi si prepara alla fine del mondo non si è mai sentito così legittimato ad alimentare le proprie paure. D’altronde, metà della popolazione occidentale scommette sull’inizio della Terza guerra mondiale entro la fine del decennio, dice un sondaggio YouGov. E, per tre quarti degli intervistati, un tale conflitto comporterebbe l’uso di armi nucleari. I nervi sono scoperti: lo si è visto quando la Commissione Europea, nell’ambito del piano per rafforzare la preparazione dei cittadini in caso di crisi – guerre, disastri naturali, cyberattacchi o nuove pandemie –, ha invitato a preparare un kit per sopravvivere tre giorni in caso di disastro. Resistere qualche giorno è facile, ma se si tratta di mesi, anni, l’immaginazione fa difetto e sotterranei delle metropolitane, sottoscala o bunker di cemento non bastano. In questa convergenza tra distopia e realtà opera una ditta statunitense che, da cinquant’anni, si occupa di sicurezza in ogni forma; è in Virginia, si chiama Safe (acronimo di Strategically Armored & Fortified Environments) e ha allestito residenze corazzate per capi di Stato, miliardari, corporation. Il suo nuovo progetto è Aerie: un arcipelago di fortezze sotterranee per una sopravvivenza a cinque stelle; un mondo immaginato per non invidiare nulla allo spazio esterno, con suite di centinaia di metri quadrati, piscine, panoramiche su monti e scogliere, camere iperbariche, stanze per l’immersione nel ghiaccio o per la terapia endovenosa; un club con tessera da venti milioni di dollari a residenza e 625 posti. Il primo santuario blindato (costo stimato: 300 milioni di dollari) aprirà nell’estate 2026 vicino a Washington DC, e sarà seguito, spiega Naomi Corbi, responsabile del pronto intervento medico di Safe, da una rete internazionale di bunker di nuova generazione.