Toscanello in bocca, codino di capelli bianchi, occhi azzurri, vivissimi. Marco Pannella, nonostante la malattia, si è fatto vedere nel Palazzo quasi fino ai suoi ultimi giorni di vita. Continuava, fieramente, con la sua presenza a "dare corpo" - per usare una sua immagine - ancora e ancora alle sue battaglie. Lui che, da estremista non violento, il corpo lo aveva usato, bistrattato, 'dato', appunto, in senso letterale, ogni giorno della sua carriera politica. Prestato alle cause più diverse, dal divorzio alle carceri, al plenum del Csm. Le prime azioni non violente, del leader radicale, risalgono al 1968 contro l'invasione della Cecoslovacchia da parte dei sovietici e poi ancora, l'anno successivo, Pannella mette in atto il Satyagraha e digiuna a sostegno della legge Fortuna-Baslini sul divorzio. Una battaglia che riprenderà anche pochi anni dopo per il No al referendum per cancellarla. In mezzo, nel 1972, quasi un mese di sciopero della fame insieme ad Alberto Gardin per spingere il Parlamento a legiferare sull'obiezione di coscienza. Da allora al 2015 (l'ultima azione non violenta è a sostegno dei diritti dei carcerati) in oltre 40 anni si perde il conteggio degli scioperi della fame e della sete portati avanti spesso fino all'estremo, tanto da impensierire l'intero arco parlamentare, presidenti della Repubblica e del Consiglio e anche un Papa (Francesco gli telefonò durante il suo sciopero dell'aprile 2014). Dopo le grandi battaglie sui diritti degli anni '70, con tanto di tribune elettorali imbavagliato per la legge sull'aborto, e quella per la depenalizzazione delle droghe leggere (Pannella fuma uno spinello in conferenza stampa e viene arrestato), negli anni '80 con la creazione del partito transazionale il campo delle battaglie si allarga alla lotta contro la pena di morte e contro la fame nel mondo. A inizio anni '90, per Pannella, c'è un nuovo digiuno contro la legge sul finanziamento pubblico. Sono anche anni di altri referendum, con il leader radicale che compare in tv vestito da fantasma ('della democrazia - si legge sul telo bianco - della legalità, dei referendum, dell'informazione') e poi ci sono le lotte per l'informazione e in difesa di Radio radicale. Tra uno sciopero e l'altro per le elezioni, i referendum e l'informazione, si inserisce, nel 2003 la battaglia pannelliana per il plenum del Csm e sempre nello stesso anno per l'indulto. E' il tema dei diritti dei detenuti, del resto, uno di quelli centrali in tutta la storia del leader radicale che nell'agosto del 2003 inizia anche un lungo digiuno per la scarcerazione di Sofri. Negli anni successivi l'impegno è ancora per l'amnistia e nel 2007 per la moratoria internazionale della pena di morte e nel gennaio 2009 per il caso di Eluana Englaro. Nel 2010 sciopera insieme per l'Iraq, il Tibet e le carceri. E' sul tema dei diritti dei carcerati che si concentrano ancora una volta i suoi sforzi nel suo ultimo digiuno iniziato il 9 agosto del 2015 per la legalità e la giustizia e i diritti del mondo carcerario. Ha 85 anni passati e due giorni dopo che ha iniziato lo sciopero della fame e della sete lo chiama il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per invitarlo a desistere e lui risponde con una breve interruzione in diretta tv: "Brindo a Sergio!". Lo sciopero verrà poi interrotto su imposizione dei medici. Pannella, del resto, è malato da qualche anno, e si spegnerà meno di un anno dopo. E il giorno dopo la sua morte, sono i detenuti del carcere della Dozza di Bologna a indire, a loro volta, uno sciopero della fame per ricordarlo e dare - dicono - un "ultimo saluto a un caro amico, un amico di tutta l'umanità".
Dal divorzio alle carceri, le battaglie di una vita - Notizie - Ansa.it
Il digiuno per "dare corpo" alle sue idee. L'ultimo a meno di un anno dalla sua morte (ANSA)










