Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
12 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:14
12 giugno 2016. Era un giorno qualunque, una domenica come tante. Fino alle 8:56. Marco, all’epoca 10 anni, era uscito con sua madre per andare in palestra dove, poche ore dopo, ci sarebbe stata la cerimonia del passaggio di cintura del suo corso di karate. Io ero a casa con Giovanni, che da pochi giorni aveva compiuto 6 anni. Facevamo colazione, gli leggevo un libro; Red e Toby, che in quel momento era di gran lunga il suo preferito e che ci faceva compagnia tutte le mattine. Insomma, una normale, normalissima domenica di inizio giugno. Poi, all’improvviso, l’esplosione.
La scala C del nostro palazzo, quella dove hanno casa i genitori di mia moglie e dove, solo due notti prima, avevano dormito i miei figli era esplosa. Inutile dirvi quali fossero i sentimenti di quel momento; in un secondo le finestre di casa nostra esplosero, le barre di ferro contenute nei cassonetti delle tapparelle volarono via con una violenza tale da farle piantare nel lavello della cucina. Giovanni si mise le mani sopra le orecchie come fanno i bambini quando sentono un rumore forte ed improvviso. Troppo forte. Troppo improvviso.











