PADOVA - Fermo sul portone d’ingresso della Basilica di Santa Giustina, con la talare bianca simbolo di resurrezione, don Marco Pozza aspetta per una decina di minuti l’amico Alex Zanardi. E quando il feretro dell’ex pilota di Formula 1, poi campione Paralimpico e simbolo di rinascita, arriva sul sagrato della chiesa che ospita le spoglie dell’evangelista Luca, don Marco gli va incontro, abbraccia la moglie Daniela, tocca la bara di legno chiaro sulla quale trionfa un cuscino di rose bianche. All’interno, raccolti a semicerchio sotto il crocefisso ligneo, i ragazzi di “Obiettivo 3” aspettano il «capitano».

Sono loro – che della massima dei “5 secondi” hanno fatto una regola di vita – ad aprire la processione con la quale accompagnare sotto l’altare principale il corpo di Zanardi, morto a 59 anni la sera dell’1 maggio. Lì dove qualcuno aveva già piazzato, sulle scale che portano al corpo di Cristo, l’handbike che Zanardi aveva donato al Musme, il museo della Medicina dell’Università padovana. Tutto attorno, in chiesa ma anche fuori, sotto la pioggia a tratti battente e con gli occhi puntati al maxischermo installato nel sagrato della Basilica, ci sono oltre duemila persone.

Politici (tra gli altri il sindaco di Padova, Sergio Giordani; il presidente del Veneto, Alberto Stefani; il presidente del consiglio regionale, Luca Zaia; il sindaco di Bologna, Matteo Lepore; il senatore Antonio De Poli, il ministro dello Sport, Andrea Abodi), sportivi (Bebe Vio, Alberto Tomba, Christian Ghedina, il calciatore Julio Gonzalez, a cui il destino ha tolto un braccio, i gol e la carriera; l’ex portiere della Nazionale, Angelo Peruzzi, l’ex pilota F1, Massimiliano Papis; i presidenti del Cip di ieri e di oggi, Luca Pancalli e Marco Giunio De Sanctis, oltre all'ex presidente del Coni Giovanni Malagò) e gente comune che però in Alex ha trovato un punto di riferimento. È lo stesso popolo che, dopo l’ingresso della bara, è entrato in Santa Giustina a passo svelto, alcuni con dei fiori in mano.